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Una grande mostra dal 6 ottobre al Museo Venanzo Crocetti

L’arte anticonformista di Marion Greenstone

Sta per arrivare a Roma la mostra antologica dedicata all’artista statunitense Marion Greenstone. L’inaugurazione è fissata per giovedì 6 ottobre, alle 18,30, presso il Museo Venanzo Crocetti, in via Cassia 492.

Dopo il grande successo ottenuto a Venezia, dove è stata ospitata nei locali di Palazzo Zenobio, l’esposizione porta nella capitale una selezione delle opere prodotte dall’artista nel corso della sua lunga e produttiva carriera.

Marion Greenstone, artista newyorkese scomparsa nel 2005, ha dedicato tutta la sua vita all'arte. Dagli anni dei suoi studi alla Cooper Union - l’Accademia d'arte di New York - e fino alla fine degli anni Novanta, ha prodotto oltre cinquecento opere che rivelano un acuto senso del colore e della forma. Pittrice estremamente prolifica, dopo aver attraversato l’informale e l’astratto negli anni Sessanta ha sperimentato assieme ai grandi artisti della Pop Art, per giungere infine al suo ultimo periodo, in cui si è cimentata con ampie tele liriche e con la tecnica del collage.

La tappa romana della mostra si presenta in forma ridotta rispetto alla grande antologica di Venezia, ma si propone come un’ideale completamento dell’opera di raccolta critica di uno straordinario corpus sia astratto che figurativo.

Nonostante le molte mostre a New York, in tutto il nord-est degli Stati Uniti e in Canada, questa è la prima antologica dell’artista newyorkese in Italia, ed ha dunque il grande compito di rappresentare in maniera significativa la vasta produzione dell’artista.

Il fatto che la Greenstone non abbia esposto le sue opere con maggiore frequenza può trovare spiegazione nell’analogo atteggiamento dei suoi colleghi, molti dei quali erano artisti importanti ma ancora sconosciuti, individui raffinatissimi che, pur non essendo "schivi", evitavano un certo tipo di notorietà.

Marion Greenstone è stata uno dei primi artisti indipendenti e anticonformisti che, stretti fa Kooning e Warhol, si ribellarono al gioco dei mercanti d’arte. Il loro rifiuto era garanzia del rigore delle loro idee. Giovane donna descritta da chi l’ha conosciuta come "seria e riservata", appare chiara fin dai primissimi lavori la sua rigorosa onestà artistica.

I suoi dipinti nello stile del collage, considerati in passato come una pop art parallela, hanno invece un intreccio di implicazioni che ne rende difficile l’inclusione in quella categoria ambigua.

Resta però importante ricordare il rapporto di amicizia che legò la Greenstone a molti esponenti del movimento pop, in particolar modo a quel Paul Thek, suo grande amico, che nel 1964 esponeva alla Stable Gallery con Andy Warhol, Robert Indiana e Cy Twombly.

Nel 1968, inoltre, la Greenstone ha come collega al Pratt Institute Richard Lindner, un precursore dell’arte pop. L’uso che essa fa in quegli anni di immagini commerciali è dunque perfettamente consono alla sua formazione e al naturale sviluppo della stessa, coerente con il suo essere uno dei primi esempi di qualcosa che si avvicina a quello stile.

Le opere del periodo successivo - nelle quali esplora il mondo delle conchiglie, dei fiori, dell’acqua, del cielo e di formazioni geologiche - sono sbalorditive nella loro genuina liricità e nella loro esecuzione scrupolosa.

Le immagini pop si sviluppano in situazioni compiute, nelle quali il sopravvento del "dove" sul "cosa" è, come sempre, indice di un grande pittore. Colori luminosi e delicati, una mano matura e leggera, forme e situazioni precise che ci mostrano una Greenstone pura e trasognata.

Si scorgono nelle opere scaglie di ghiaccio e atmosfere marmorizzate, gialli e rosa pesca insoliti, con tocchi di un pallido verde acqua, che mantengono una nuova forma di sobrietà, rara e conturbante, voluttuosa e allo stesso tempo malinconica.

Nel suo ultimo periodo, la Greenstone infonde in ogni suo dipinto una pulsione generosa e saggia.

Quello che più colpisce in tutti i dipinti di Marion Greenstone, qualunque ne sia il formato, è la qualità dell’attenzione che irradia da tutte le sue tele e che appare all’osservatore come il segno di un intenso e immutabile impegno.

I suoi dipinti rivelano la sua autorevolezza e, allo stesso tempo, danno sicurezza e conforto. Le opere di Marion Greenstone sono contemporaneamente eleganti, umili, caritatevoli, illuminanti e amorevoli. L’artista è stata sempre consapevole dell’obbligo di creare i propri parametri estetici e lo ha fatto per tutta la sua carriera. È giusto quindi che oggi, in presenza delle sue opere, sia sottratta all’oscurità e riconosciuta come la grande pittrice che è stata.

La mostra potrà essere visitata fino al 6 novembre, con ingresso libero, il lunedì, giovedì e venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19; il sabato e la domenica dalle 11 alle 18.

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

7 settembre 2011

 

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