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Il monumento a Carlo Alberto vi fu inaugurato nel 1900

Sull’alto del Quirinale
il giardino del Kaiser

Nel 1888 al palazzo del Quirinale era atteso un ospite di tutto rispetto, nientemeno che il Kaiser Guglielmo II di Germania, e fervevano i preparativi per organizzare una degna accoglienza. Proprio davanti alle finestre a lui riservate c’erano le macerie di due chiese cinquecentesche cariche di storia e di opere d’arte, Santa Chiara e Santa Maria Maddalena, abbattute per sgomberare la visuale del regio palazzo. Non c’era tempo per spianare il terreno e in soli otto giorni i resti di muri, ricoperti da grandi quantità di terra, furono trasformati in montagnole e finte rocce, sotto la supervisione di Carlo Palice, direttore del servizio giardini comunale. I romani, con la consueta arguzia, ribattezzarono subito l’area verde, chiamandola "il giardino del Kaiser".

Non appena l’Imperatore se ne tornò a casa sua, cominciarono le accese discussioni per la sistemazione definitiva del giardino, tra polemiche e finanziamenti che andavano e venivano. Finalmente nel 1994 i lavori erano finiti, con un laghetto, uno spazio ellittico centrale e la soluzione della doppia scalea che collega ancora via del Quirinale con via Piacenza, grazie all’architetto francese Edouard André. Nel giardino avrebbe dovuto trovare posto la bellissima fontana del Prigione, proveniente dalla villa Montanto, demolita nel 1887 per fare posto alla stazione Termini. Poi, però, non se ne fece niente e la fontana passo dai magazzini del ministero dell’Interno a via Genova, da dove fu definitivamente sistemata alle falde del Gianicolo, a fare da sfondo a via Luciano Manara.

La prima seria modifica al giardino fu l’erezione, nel parterre dell’aiuola centrale, del monumento a Carlo Alberto di Savoia – Carignano, progettato nel 1898, nel primo centenario della nascita. La statua equestre, in bronzo, raffigura il re di Sardegna, in uniforme di generale piemontese e leggermente chino in avanti, nell’atto di trattenere per le briglie un cavallo scalpitante. Opera dello scultore toscano Raffaele Romanelli (1856-1928), venne fusa nella celebre fonderia Lippi di Pistoia.

Sul piedistallo della statua sono collocate due formelle in bronzo che celebrano le principali imprese di Carlo Alberto. In quella che guarda verso il Quirinale è raffigurata la battaglia di Goito, presso Mantova, in cui il 30 maggio 1848 Carlo Alberto, alla guida dell’esercito sardo – piemontese, sconfisse gli Austriaci. Nella formella opposta il Romanelli ha voluto ricordare la stesura dello statuto albertino, ambientata in un interno di squisito gusto sabaudo. Lo statuto, promulgato il 4 marzo del 1848, era stato redatto sul modello di quelli delle monarchie costituzionali europee.

La solenne inaugurazione si svolse il 14 marzo del 1900 alla presenza del nipote Umberto I e della sua consorte, la regina Margherita. Il giorno precedente il monumento era ancora circondato dal suo castello di legno, eliminato a tempo di record dai soldati del genio e dai vigili del fuoco, che vi avevano lavorato tutta la notte. Il cielo, scurissimo, minacciava un memorabile diluvio. Anche la tribuna reale dovette essere riparata in fretta e furia, dal momento che alcune folate di vento dispettose avevano strappato gli eleganti drappi rossi, scoprendo l’armatura lignea. Fino all’ultimo continuavano ad arrivare le sedie per gli invitati su carretti trainati da somari. A dispetto di tanti inconvenienti, tutto sembrava pronto all’arrivo dei sovrani, alle 11,20, annunciato dalle note della marcia reale e accompagnato dagli applausi della folla. Anche il cielo si era aperto ed era tornato a splendere il sole. Invece, una volta che uno squillo di tromba diede il segnale ai vigili del fuoco di far cadere il lenzuolo bianco di mussola che ancora copriva il gruppo, nonostante un primo entusiasmo dei presenti, ci si rese conto che c’era ancora qualcosa che non andava: a Carlo Alberto mancavano la briglia, la staffa destra e persino la sciabola. Ma ormai era troppo tardi per porvi rimedio e la cerimonia continuò come se niente fosse, davanti alla giunta comunale, a ministri, parlamentari, a Menotti Garibaldi, alle rappresentanze diplomatiche di Russia, Austria e Giappone. Primo a prendere la parola fu l’avvocato Quirico, presidente del comitato promotore, che fece notare il maestoso portamento di Carlo Alberto e la nobile fierezza del suo sguardo pensoso, in cui brillavano "il pensiero e il proposito generoso della rivendicazione nazionale. "Tale – aggiunse – è reso redivivo e spirante dall’illustre scultore Raffaele Romanelli che, con le creazioni dell’arte sua nobilissima, onora Firenze e L’Italia".

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

29 giugno 2011

 

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