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In mostra fino al 5 febbraio gli antichi tesori della Georgia

"Il vello d’oro" ai Mercati di Traiano

Il vello d’oro ci riporta agli antichissimi tempi del mito, ad atmosfere sospese tra favola e realtà, a fantastici viaggi e a personaggi fuori dal comune, capaci di azioni estreme, nel bene e nel male. Ci ricorda gli Argonauti, un gruppo di compagni di viaggio, guidati da Giasone a bordo della nave Argo, diretti appunto alla conquista del vello d’oro, ma soprattutto ci ricorda Medea, esperta di arti magiche, capace di uccidere i suoi stessi figli per vendicare un tradimento. Molte sono le versioni del mito, ma tutte identificano nell’antica Colchide – oggi inclusa nei confini della Repubblica Georgiana – la terra lontana e fertile, ma soprattutto ricca di oro, dove era custodito il leggendario vello.

Al mito degli Argonauti e dei Paesi Caucasici come ponte culturale tra Europa e Asia si ispira la mostra "Il Vello d’Oro. Antichi tesori della Georgia" a cura di Tiziana D’Acchille, costituita da 185 preziosissimi pezzi, tutti provenienti dal Museo Nazionale Georgiano, ospitata ai Mercati di Traiano fino al 5 febbraio 2012.

La Georgia ha visto l’estrazione dell’oro sin dal IV millennio a.C., come illustra il percorso espositivo, che parte da reperti rarissimi in oro filigranato del III e II millennio a.C. emersi dai primi kurgan (tombe a tumulo) della cultura "Trialeti", la cultura preistorica locale, per proseguire con altrettanto rari esemplari in bronzo risalenti al II millennio a.C. e ai primi secoli del I millennio.

L’antica Colchide raggiunse il momento di massima raffinatezza nella lavorazione dell’oro a partire dall’VIII secolo a.C., in parallelo alla sua comparsa nelle fonti letterarie greche come la terra di Medea e del vello d’oro. Dopo oltre quaranta anni di scavi a Vani, "la Pompei della Colchide", sono emersi oggetti risalenti al V e IV secolo a.C., periodo in cui la città e il regno giunsero al culmine della ricchezza e dello splendore, considerati la traccia più preziosa legata alla leggenda di Giasone e Medea. Gioielli in perfette condizioni di conservazione che testimoniano l’esistenza di una civiltà particolarmente sviluppata.

La Georgia, come periferia estrema del mondo ellenistico, al crocevia di importanti culture come la Persia Achemenide, la Grecia delle colonie sul Mar Nero, gli Sciti cavalieri delle steppe, e l’Asia Minore, ha mantenuto una sua autonomia culturale e artistica restituendoci oggi un esempio unico di arte orafa e la preziosa testimonianza di una civiltà ancora tutta da scoprire.

"L’oro - spiega Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali di Roma Capitale - non è solo simbolo di ricchezza ma anche metallo incorruttibile che resiste al tempo e, dunque, vicino all’eternità. Ancora oggi nelle zone montuose dell’antica Colchide vivono pastori-cercatori d’oro seminomadi che utilizzano un setaccio ricavato principalmente dal vello di ariete, tra le cui fibre si incastrano le pagliuzze del metallo prezioso".

Il percorso della mostra si snoda a partire dai primi oggetti d’oro e di bronzo ritrovati nei kurgan dell’ancora misteriosa cultura Trialeti (dal nome della località a sud di Tbilisi): collane, pendagli e gioielli di pietre semipreziose, per poi mostrare una serie di oggetti rituali di bronzo legati al culto di una dea solare caucasica. A seguire, alcuni dei più significativi reperti d’oro dai siti archeologici di Vani e Sairkhe, i principali centri amministrativi e politici del regno della Colchide. Tra gli oggetti di notevole interesse, una placca fermacapelli riccamente lavorata a traforo con scene di caccia, collane con pendenti a forma di animali e placche d’oro per la decorazione dei tessuti.

I reperti in bronzo provenienti da un santuario di Vani: piccole teste di satiri, menadi e un dio Pan testimoniano l’influenza delle colonie greche sul culto locale. Il percorso si conclude con alcuni straordinari esempi di gioielleria dell’antica Iberia, il regno "Kartli" della Georgia dell’est, per la prima volta in mostra in un museo straniero.

Protagonista della produzione orafa è la natura, con animali reali e conosciuti, come il cinghiale, cui si affiancano gli animali mitici come la sfinge.

La cultura georgiana raccontata in questa mostra attraverso l’eccellenza della lavorazione dei metalli ci offre spunti che, oggi, potrebbero ricondurre il mito del vello d’oro non solo ad un racconto leggendario, ma ad un preciso riferimento con la fiorente civiltà documentata grazie alle recenti scoperte nei principali siti archeologici georgiani.

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

14 dicembre 2011

 

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