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In mostra fino al 9 aprile le sculture vendute a Napoleone

I Borghese e l’Antico, capolavori che tornano

All’inizio del XVII secolo il principe Scipione Borghese – nipote del pontefice Paolo V - affidò ad alcuni dei maggiori artisti del tempo l’incarico di costruire lo splendido casino della sua villa fuori porta Pinciana, destinato ad accogliere la sua raccolta di scultura e pittura, comprendente reperti archeologici di enorme valore. Scipione aveva acquistato intere collezioni. Altre opere gli erano pervenute in vari modi, come il famoso Ermafrodito dormiente, protagonista di un eccezionale ritrovamento. Nella zona dell’attuale via XX Settembre i frati carmelitani scalzi possedevano una vigna con un romitorio, dove volevano costruire una chiesa da dedicare a San Paolo. I religiosi non avevano mezzi sufficienti per l’impresa, ma non si diedero per vinti e decisero di iniziare la costruzione dell’edificio confidando nell’aiuto della Divina Provvidenza, che in effetti non tardò ad arrivare, in un modo del tutto inaspettato. I lavori avevano preso il via nel 1608, secondo il progetto di Carlo Maderno. Nel 1619, "nel piantarsi una spalliera" nell’orto del convento, i frati rimasero di stucco nel veder emergere dalla terra smossa il bianco di una statua marmorea, che si rivelò, una volta tirata fuori, una splendida scultura di Ermafrodito dormiente, copia romana di un capolavoro ellenistico realizzato dal bronzista Policle nel II secolo a.C., conosciuto e lodato da Plinio. Il corpo ambiguo e bellissimo dalle forme sinuose ed eleganti sembra girarsi nel sonno per mostrare i suoi caratteri di entrambi i sessi. "L’Ermafrodito – spiega Paolo Moreno in ‘Scultura Ellenistica’ – esercita una lusinga con la sua torpida mossa, attrae con l’atto inconsapevole: al variare della prospettiva indotto dagli spostamenti cui siamo invitati, inverte la propria apparenza da femminile a maschile, ingannando finanche sulla natura del sonno, innocente o torbido a vicenda". Certo un soggetto imbarazzante per i poveri frati, che decisero di donarlo al cardinale Scipione Borghese, appassionato collezionista d’arte, che si sdebitò elargendo una somma cospicua che permise il completamento della chiesa, riconsacrata a Santa Maria della Vittoria, in ringraziamento per il felice esito della battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620) presso Praga, in cui le truppe cattoliche avevano sconfitto l’esercito del protestante Federico di Sassonia.

Il cardinale Scipione fece portare la statua dell’Ermafrodito nella villa e ne affidò il restauro al suo scultore prediletto, Gian Lorenzo Bernini, che la poggiò su un materasso marmoreo, elemento virtuosistico che riproduce nella durezza del marmo la morbidezza del giaciglio. L’artista aggiunse anche un soffice cuscino sotto il capo del giovinetto e il piede sinistro, che risultava mancante.

L’opera, però, non era esposta liberamente. Il cardinale Scipione aveva paura che quella creatura dalla sessualità così ambigua potesse turbare i più sensibili tra i suoi ospiti, perciò la teneva gelosamente custodita in un armadio di legno che apriva molto di rado.

La raccolta di Scipione fu notevolmente incrementata, alla fine del Settecento, da Marcantonio IV, che avvalse della collaborazione di un gruppo di artisti antiquari di fama mondiale.

Nel 1807 Camillo Borghese fu costretto a vendere per 13 milioni di franchi al cognato Napoleone Bonaparte, di cui aveva sposato la sorella Paolina, tutte le sculture antiche che si trovavano al piano terra del Casino, oltre a quelle collocate sulla facciata. Seicentonovantacinque pezzi, tra statue, vasi e rilievi, che oggi costituiscono il nucleo essenziale della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi.

Finalmente, però, sessanta di queste straordinarie opere tornano – temporaneamente - nella loro sede originaria, in occasione della mostra "I Borghese e l’Antico", organizzata dalla Galleria Borghese con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre e curata da Anna Coliva, direttore della Galleria Borghese, Marie-Lou Fabrega Dubert, Chargée de mission Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines - Musée du Louvre, Jean-Luc Martinez, Directeur Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines - Musée du Louvre e Marina Minozzi, Storico dell’arte direttore coordinatore della Galleria Borghese; l’esposizione è coordinata da MondoMostre e resa possibile dal sostegno di Arcus, Enel, BNL BNP Paribas, Ferrero e Air France.

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

07 dicembre 2011

 

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