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In un volume di Willy Pocino gli aspetti più insoliti della Capitale

Le curiosità romane scelte una per una

All’Aventino, sul grande portone della sede del Sovrano Militare dell’Ordine di Malta, un foro posto su un buco di serratura ormai famoso in tutto il mondo sembra invitarci ad appoggiare l’occhio per spiarne il segreto. Se cediamo alla tentazione, potremo godere di uno spettacolo inconsueto: una magnifica veduta della cupola di San Pietro inquadrata da una quinta arborea. Willy Pocino ha scelto proprio questa immagine per la copertina del suo "Dizionario di curiosità romane" (Edilazio, 456 pagine, 23 euro), facendoci subito capire che attraverso la sua guida esperta riusciremo a penetrare gli aspetti più insoliti, caratteristici e curiosi della millenaria vita della città, ricercati attraverso anni di studio e di raccolta di documenti. Pagina dopo pagina, e rigorosamente in ordine alfabetico, ecco susseguirsi racconti e leggende, ma anche tanti episodi di una storia che solitamente viene definita minore, e invece rende viva e palpitante la storia con la S maiuscola.

Tra porte e archi, fontane e chiese, ponti, palazzi e scalinate, si aggira una miriade di personaggi, ognuno dei quali ha da raccontare un episodio che lo ha visto protagonista. C’è Giacomo Puccini, che nella primavera del 1899 rischiò l’arresto al Pincio, scambiato per un individuo pericoloso pronto a mettere in atto chissà quale piano eversivo. E’ vero, il famoso compositore frequentava all’alba il giardino con aria da cospiratore, ma aveva un regolare permesso del Municipio per ascoltare dall’alto il suono delle campane di Roma, per poi trasformarle nelle note di apertura del terzo atto della Tosca. C’è Mastro Titta, il cui vero nome era Giovambattista Bugatti, e da venditore di ombrelli divenne il più famoso boia di Roma, con un attivo di 516 "giustizie". Per non parlare del marchese del Grillo, singolare figura di aristocratico burlone vissuto nel Settecento e autore di memorabili scherzi. Pocino non ci risparmia nemmeno i particolari un po’ macabri, come nel caso dell’obelisco di Villa Celimontana. "Si narra che mentre il pesante monolito veniva lentamente calato sul piedistallo, le corde che lo sostenevano cedettero, stritolando le mani di un operaio che rimasero sotto l’obelisco", spiega l’autore.

Forse non tutti sanno che nel cuore della chiesa più importante della cristianità è raffigurato nientemeno che un parto. "Secondo una diffusa leggenda – riferisce Pocino – Urbano VIII avrebbe affidato al Bernini l’incarico di raffigurare le varie fasi della maternità, dal concepimento alla nascita di un bambino, contraffacendo abilmente le immagini negli stemmi Barberini sui basamenti delle colonne tortili del baldacchino della basilica vaticana, per sciogliere il voto che egli avrebbe fatto in attesa del sospirato erede che doveva nascere dal nipote Taddeo e dalla di lui consorte Anna Colonna. Altri ritengono, invece, che l’artista, invaghitosi della nipote del papa suo protettore, abbia voluto lasciare in tal modo un ricordo del suo inutile e contrastato amore".

Tra le meraviglie di Roma c’è anche una bellissima cupola...finta. Si trova nella chiesa di S. Ignazio e "appare nella sorprendente prospettiva di padre Andrea Pozzo eseguita nel 1685 su una tela di 13 metri di diametro". Però "per poter ammirare il perfetto giuoco prospettico è necessario porsi nel punto esatto di osservazione indicato sul pavimento da un disco marmoreo". All’occhio attento di Pocino non sfuggono nemmeno i balconi, come quello all’angolo tra piazza Venezia e via del Corso, chiuso da persiane verdi, dal quale Madama Letizia Ramolino, madre di Napoleone, era solita osservare, non vista, l’andirivieni della gente in un punto anche allora molto frequentato. Nel palazzo Bonaparte, infatti, "l’anziana signora visse gli ultimi 18 anni della sua vita (si spense nel 1836), in gran parte trascorsi su quella piccola loggia, sede preferita delle sue quotidiane distrazioni".

Willy Pocino fondatore e direttore della rivista mensile "Lazio ieri e oggi", iscritto all’albo dei giornalisti di Roma e al sindacato Libero Scrittori Italiani, è da decenni un infaticabile studioso di arte, storia e topografia di Roma e del Lazio. È membro onorario dell’Associazione culturale "Alma Roma" e del "Centro Romanesco Trilussa", socio del "Gruppo dei Romanisti" e dell’Accademia Tiberina. Ha scritto numerosi libri su Roma e il Lazio, tra i quali Le fontane di Roma, Finestra su Roma, Rione Monti e dintorni, Gli acquedotti romani antichi e moderni, Le Confraternite romane, Le curiosità del Lazio. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

di Antonio Venditti

05 aprile 2011

 

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