Come
fuggire dalla propria quotidianità, dai problemi di coppia o della
famiglia, che spesso si innestano su malumori lavorativi e
esistenziali lasciando spazio soltanto a qualche tregua apparente?
Per chi fosse stanco di meditare, cercare il corso giusto che
insegni l’arte di vivere o abbia letto senza risultati la migliore e
la peggiore letteratura in materia, arriva sul mercato della
disperazione globale "Macchina per fughe domestiche", un ritrovato
musicale frutto di un’originale e inconsueta sperimentazione.
Creatore dell’oggetto in questione non poteva che essere Gianluca
Nicoletti, spirito impegnato da anni nell’analisi e nella ricerca
sociologica aggiornata a tutti gli strumenti mediatici disponibili
sulla piattaforma della nostra contemporaneità. Giornalista, firma
de "La Stampa", autore e conduttore di programmi radiofonici di
grande successo come "Golem" e "Melog", Nicoletti debutta nel mondo
musicale in veste di paroliere con un album ironico e per certi
versi spiazzante, nato dalla collaborazione con due sue ascoltatori
appassionati di musica, i fratelli Francesca e Riccardo Alemanno.
Il punto di partenza è un drink: il
Margarita, ovvero tequila, cointreau, succo di lime, uno spicchio di
limone e un mucchietto di sale della Camargue.
Sotto gli "effetti" di questo
cocktail sono state composte le ballate, "rivelatori sonori" in
grado di tracciare, anche nell’esistenza dell’ascoltatore, la mappa
di tutte quelle "tiepide fessure" che si annidano in ogni casa e si
nascondono in ogni persona "per godere di innocue e controllate
fughe domestiche". Il mondo descritto è quello di una generazione di
uomini e donne alla deriva, in cui il rapporto tradizionale di
coppia affoga e l’amore si ricerca nel web, sotto le celate spoglie
di un avatar, in nome di un dilagante e salvifico "travestimento
spazio-temporale". Insoddisfazione, alienata consapevolezza,
desideri vacillanti ma ineliminabili sono il magma emotivo che
emerge dalle canzoni e che si diffonde lento e inesorabile
nell’ascolto, qua e là giocando maliziosamente con la seduzione di
corpi prosperosi e irraggiungibili, come quello de "La cugina di
Carrara". E a proposito d’estate c’è "Tecnorap" e la sua gente che
va al mare senza pinne, fucile ed occhiali, ma con il palmare,
l’auricolare, alla ricerca di un segnale sotto
"l’ombrellone-parabolare" .