Roma racconta in due mostre l’arte di Perghem Gelmi
Dalla prigionia agli anni del surrealismo
di Annalisa Venditti

Tra le occasioni culturali offerte da questa fredda ottobrata romana, c’è la possibilità di conoscere e apprezzare il percorso creativo e sperimentale di Michelangelo Perghem Gelmi (1911-1992), pittore trentino dalle sublimi qualità rappresentative e introspettive.

Due mostre, una visitabile alla Casa della Memoria e della Storia (ancora fino al 30 ottobre), l’altra allestita alla "Galleria il Mondo dell’Arte" di via Margutta, 55 (aperta fino a venerdì prossimo) lo raccontano e spiegano in quelli che possono essere considerati i momenti più importanti della sua vita d’artista: da un lato l’esperienza di internato militare nel lager tedesco di Tarnopol, dall’altro l’evoluzione che lo portò a esprimersi attraverso articolati e approfonditi linguaggi surrealisti e iperrealisti. Un’occasione unica in cui memoria e storia si intrecciano per raccontare il destino di un uomo che visse l’arte come profonda esigenza: un fuoco salvifico negli anni della guerra, una passione ironica e onirica dopo, quando alla perizia del disegno si unirono le competenze dell’artista maturo, pronto a inoltrarsi nelle innovazioni di quel Novecento intensamente vissuto, come uomo, sperimentatore e viaggiatore.

Se per la mostra sull’internamento il disegno del "Guerriero sofferente" (1944) sintetizza l’intensità del diario per immagini riportato da quella tragica esperienza, "Il guerriero stanco" (1979), esposto a Via Margutta, esemplifica in un elmo sovrastato da una civetta e una grossa lingua rossa, penzolante nel comico affanno, una geniale rielaborazione della realtà.

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