Dalla Longanesi una nuova edizione dell’autobiografia di Federico Zeri
"Confesso che ho sbagliato"
di Cinzia Dal Maso

Condensare in un’autobiografia i ricordi di una lunga vita è sempre un’impresa ardua, ma se poi l’autore è uno dei più grandi storici dell’arte italiani, siamo ai limiti dell’impossibile.

La Longanesi ha appena ripubblicato "Confesso che ho sbagliato" (166 pagine, 34 foto, euro 16,60) di Federico Zeri, personaggio eccezionale e intransigente scomparso nel 1998, che seppe emergere per la profondità delle sue analisi, la ricchezza dei suoi giudizi, ma anche per il rigore con cui ha saputo guardare al mondo dell’arte con tutti i suoi scandali e le sue mistificazioni.

I ricordi autobiografici di Zeri coinvolgono una serie di protagonisti del firmamento artistico e culturale, dal conte Cini e dal miliardario Paul Getty, dei quali fu consulente e consigliere, al fiore della nobiltà romana o alla buona società londinese.

"Ho scelto di ricordare – spiega il critico - soltanto certi episodi della mia vita, precisamente quelli che sono stati i più decisivi, e comunque i più intensi, per la mia evoluzione interiore. E’ ovvio che avrei potuto ricordare ed evocare altri personaggi della letteratura, del cinema e delle arti che mi hanno modellato: tutti immuni da quella compiacenza verso se stessi che talvolta si scopre anche presso i più grandi spiriti. Forse un giorno lo farò. Ma gli elementi del puzzle che qui propongo mi sembrano formare (sebbene forse provvisoriamente) un disegno omogeneo, un mosaico fedele a quello della mia esistenza".

Nelle pagine del volume il racconto introduce il lettore nei salotti più esclusivi, nei prestigiosi musei di tutto il mondo, persino tra le stelle di Hollywood, ma il filo conduttore rimane sempre il grande amore di Zeri per l’arte e il suo sforzo pressoché quotidiano per compenetrarne i più reconditi significati, con una insospettabile modestia: "ogni giorno mi porta il suo carico di fotografie o di quadri", scrive. "Debbo confessare che più vado avanti negli anni e più si accumulano questi documenti, più viva diviene la percezione della mia ignoranza, delle zone immense che restano da scoprire, soprattutto nel Seicento e nel Settecento italiano".

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