Un’indagine antropologica di Annamaria Meoni
Il tartufo, questo sconosciuto

di Annalisa Venditti

Il tartufo: alimento prelibato e un po’ misterioso, la cui fama sembra risalire ai tempi più antichi. Forse veniva usato già all’epoca di Giacobbe, sedici secoli prima dell’era cristiana, anche se probabilmente era alquanto diverso da quello che compare sulle nostre tavole.

Per il filosofo greco del I secolo d.C. Plutarco di Cheronea, i tartufi sarebbero stati generati dalla combinazione di acqua, calore e fulmini. Così il console romano Licinio, che ne era un grande estimatore, si faceva venire i tartufi dal monte Olimpo, dove sembra se ne trovassero di stupendi, a dimostrazione della loro origine "temporalesca": l’Olimpo, infatti era proprio famoso per le tempeste che vi imperversavano, manifestazione della volontà di Zeus.

Plinio il Vecchio, invece, nella sua "Storia naturale", li distingueva dai funghi veri e propri: mentre questi "sembrano nascere dalla fermentazione degli umori del terreno o dalla flemma delle radici degli alberi, i tartufi sembra si originino autonomi nel seno della terra". Nella Roma antica veniva usato come afrodisiaco, soprattutto per vincere le resistenze femminili, come "philtrum quo vincere mulierem".

Solo nel Cinquecento alcuni studiosi naturalisti come Pier Andrea Mattioli e Andrea Cesalpino arricchirono i testi classici sul tartufo con spiegazioni più appropriate e scientifiche. Al tartufo e alle credenze popolari che ruotano intorno alla sua ricerca ha dedicato un’interessante conferenza, presso il centro culturale di Vicolo del Cedro, la dott.ssa Annamaria Meoni, psichiatra e psicoterapeuta. La studiosa da alcuni anni sta conducendo una ricerca sul rapporto secolare che, nell’immaginario collettivo, lega il ritrovamento del tartufo alla contemplazione delle fasi lunari. In base alle sue osservazioni antropologiche esisterebbe un aggancio che affonda le sue radici nella mitologia classica: in particolare il riferimento sarebbe con la vicenda di Proserpina. Rapita negli inferi da Plutone, la fanciulla è ricercata disperatamente da sua madre Cerere, divinità lunare che sovrintende alla fertilità della natura. Il tartufo, prodotto occulto della terra, è portato alla luce dal cane-ricercatore attraverso quello che può essere definito un processo divinatorio.

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