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Uno
spettacolo di Rosanna Sferrazza indaga l’universo di
Facebook |
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"Che fai in questo momento?" |
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di
Annalisa Venditti |
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"Che
fai in questo momento?" E’ forse questo, più di ogni altro,
l’interrogativo che meglio racconta i nostri tempi. Tempi di sms,
mail e condivisione virtuale, in cui la rete delle amicizie si
stringe e si allarga attraverso Facebook, il "libro telematico dei
volti" fatto apposta per conoscere e farsi conoscere e altrettanto
spesso "riconoscere". All’universo in fieri del social network più
cliccato del momento ha dedicato uno spettacolo intelligente e ben
costruito la comicità di Rosanna Sferrazza, in scena purtroppo
soltanto per tre sere al Teatro Cometa Off di Testaccio. L’attrice
ha costruito un accattivante percorso teatrale, seguendo le
dinamiche che regolano l’esistenza di un individuo-utente
all’interno di Facebook. Il pubblico "informato" ride tantissimo di
fronte alle peripezie di una nuova adepta del "piccolo" villaggio
globale in cui la realtà si deforma e amplifica e dove il contatto
non implica la relazione, in un rincorrersi e mai prendersi tra
"botta e risposta", "commenti" e messaggi in "bacheca". "Facce da
Facebook. Che fai in questo momento?" è un testo attuale, a tratti
surreale, in grado di giocare sapientemente con l’enigma
dell’identità, teatralmente evocato dalla maschera, che nell’era
digitale diviene un enorme punto interrogativo posto su un’anonima
sagoma bianca su fondo azzurro. Costruito attraverso l’alternarsi di
voci e persino esilaranti imitazioni di personaggi noti (la
Sferrazza mostra in scena anche le sue ottime qualità di musicista),
lo spettacolo ha le caratteristiche del laboratorio. L’attrice,
infatti, si è inoltrata nel network per scardinarne dal di dentro i
sofisticati processi che, nelle sue mani, diventano elementari
sistemi di comunicazione e non. La frase tormentone dello stato
("che fai in questo momento?") ritorna come una misteriosa formula,
pronunciata da una voce sconosciuta (il dio di facebook?), ossessiva
richiesta che tende a sorvegliare e schiacciare il malcapitato
utente-prigioniero. La via di fuga, almeno nella rete, però, è a
portata di un clic: una fine estrema, certo, ma pur sempre virtuale.
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