Nikolaj Gogol ospite a Roma
di Alessandro Venditti

Una lapide bilingue in via Sistina 126 ricorda che lì visse dal 1838 al 1842 Nikolaj Gogol. La memoria nel 1902 fu posta dalla comunità russa di Roma, che volle così celebrare il cinquantesimo anniversario della morte del famoso scrittore. In quella casa Gogol aveva composto "Le anime morte" e "Il cappotto", due suoi capolavori, oltre al romanzo "Roma", rimasto però incompiuto. Era innamorato di Roma, dove ogni giorno riusciva a trovare qualcosa di nuovo che suscitasse la sua attenzione. "Se al mondo esiste un paese in cui si dimenticano le sofferenze, i dolori, le morti e la propria impotenza, quella è Roma: che ne sarebbe di me in un altro luogo?"

Gogol nel suo soggiorno romano sentì Giuseppe Gioachino Belli recitare alcuni suoi sonetti: ne rimase entusiasta e lo definì "poeta sommo".

Non mancava di informare gli amici delle scoperte archeologiche che avvenivano nella Città Eterna, come nella lettera datata 7 novembre 1938, in cui si legge: "è stata rinvenuta presso Porta Maggiore la tomba di un fornaio (come spiega il fornaio in persona nell’iscrizione fatta da lui stesso), tomba che egli eresse per sé e per la moglie. Il monumento è molto grande (il fornaio era molto vanitoso). Ha un bassorilievo: sul bassorilievo è raffigurata la cottura del pane con la moglie che impasta la pasta".

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