"Il
successo di un museo non si misura dal numero di visitatori che accoglie –
avverte il teorico di museologia G.H. Rivière - ma dal numero di visitatori ai
quali ha insegnato qualcosa. Non si misura dal numero di oggetti che espone, ma
dal numero di oggetti che il visitatore ha percepito. Non si misura dalla sua
superficie, ma dalla quantità di spazio che il pubblico avrà potuto
ragionevolmente percorrere per trarne un effettivo vantaggio".
Dal
momento che, come evidenziano indagini comparative internazionali, il lessico
degli studenti dei paesi industrializzati si impoverisce sempre di più con la
costante diminuzione della loro capacità di comprensione, anche il linguaggio
nei musei deve cambiare, assicurando una mediazione che garantisca ai visitatori
una comprensione più immediata e una maggiore godibilità dell’esperienza.
In
quest’ottica generale di miglioramento della comunicazione culturale, uno dei
principali obiettivi del programma della Sovraintendenza ai Beni Culturali del
Comune di Roma, si inseriscono i risultati del progetto "Le parole del museo",
promosso dal Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza
ai Beni Culturali, ideato dal Centro di Didattica Museale dell’Università di
Roma Tre e realizzato da Zètema Progetto Cultura.
L’esperienza ha coinvolto otto scuole medie inferiori romane nei mesi di
febbraio e marzo scorsi con lo scopo di rendere più incisiva la ricaduta delle
visite museali sull’apprendimento degli allievi e sviluppare la loro competenza
metalinguistica. Nell’arco di tre settimane, gli operatori didattici hanno avuto
tre incontri con le classi coinvolte, il primo in aula e gli altri due al Casino
Nobile e alla Casina delle Civette di Villa Torlonia, durante i quali hanno
presentato, in modo ludico e con materiali appositamente realizzati, circa 25
parole che ricorrono spesso nella spiegazione dei Musei di Villa Torlonia,
mettendone in luce l’origine, i vari significati e la differenza d’uso tra
linguaggio comune e linguaggio settoriale.
Le
successive valutazioni condotte su 120 studenti attraverso 42 quesiti hanno
rilevato un miglioramento complessivo dei meccanismi di funzionamento della
lingua e una diminuzione della differenza tra i più e i meno "bravi".
Il
progresso più consistente si è rilevato nelle scuole svantaggiate, così come per
gli allievi che a casa dispongono di meno di 25 libri rispetto a quelli che ne
hanno oltre 200, ossia quelli che provengono da famiglie culturalmente più
deboli.
Non si è
misurata la comprensione o la conoscenza del significato delle singole parole,
ma piuttosto si è cercato di valutare in che modo i ragazzi abbiano migliorato e
sviluppato la comprensione dei meccanismi di funzionamento della lingua rispetto
ai significati multipli e figurati delle parole.