Acquerelli, acqueforti, tempere e dipinti in mostra a Palazzo Braschi

Roma nella magnifica visione degli artisti

di Cinzia Dal Maso

La Roma del Sette-Ottocento doveva presentarsi agli occhi strabiliati dei viaggiatori e degli artisti come un’immensa e stupefacente distesa di monumenti antichi e moderni, tagliata dalle anse del Tevere e circondata dalla campagna disseminata di rovine: una città che ci viene ancora restituita dalle vedute panoramiche delle collezioni del Museo di Roma, opere non molto note ma di indiscusso fascino, che saranno esposte al pubblico da domani al 19 aprile 2009 a Palazzo Braschi nella mostra "Roma, la magnifica visione", promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali. Si tratta di 35 tra acqueforti, acquerelli, tempere e dipinti, accuratamente selezionati come significativi esempi di un genere che ebbe grande fortuna.

L’esposizione, curata da Patrizia Masini, Anna Aletta e Fabio Betti, esamina la diffusione dell’immagine di Roma secondo punti di vista diversi, ripresa da vari luoghi dai quali si poteva avere una visione generale della città, come Villa Ludovisi, il Gianicolo, l’Aventino e Monte Mario.

Tra le opere spiccano la Veduta dalle pendici di Monte Mario di Giovanni Volpato (1779), l’acquaforte ottocentesca lunga oltre sette metri con il Panorama di Roma dal casino di Villa Ludovisi di Carl Ferdinand Sprosse, quella con il Panorama circolare del Palatino di Thomas Sutherland su disegno di Thomas Shew (1827), o il Panorama di Roma dalla Torre del Campidoglio di Samuel Rawle, che si presenta ripiegato in una cartella e fu stampato a Londra nella prima metà dell’Ottocento a uso dei viaggiatori. Alle vicende belliche del 1849, che misero fine alla breve e gloriosa vita della Repubblica Romana, è dedicata invece un’acquaforte di Kandler e Andreae che descrive gli scontri sul Gianicolo tra le truppe francesi e le armate di Garibaldi. I dipinti scelti, tra cui la Veduta di Roma da Villa Malta di John Newbolt (1834) e il famoso Panorama da Monte Mario di Ippolito Caffi (1857), intercalano come eccezioni cromatiche, insieme agli acquerelli di Corrodi e alle litografie colorate di Harding, la sequenza delle incisioni.

"I Panorami dipinti godettero nel XIX secolo di una larga fortuna", spiega Maria Elisa Tittoni, Direttore del Museo di Roma. "Nella varietà dei differenti punti di ripresa scelti dagli artisti le profonde prospettive della visione panoramica a volo d’uccello si articolano lungo i pendii dei colli a cogliere le emergenze delle cupole, dei palazzi, dei resti monumentali dell’antichità, a scandire l’intricato reticolo di vie e piazze o ad attardarsi nell’ampie distese di verde delle ville e della campagna che cingevano la città".

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