Oggi è una delle vie più centrali di
Roma, a due passi da piazza di Spagna, eppure il suo nome ci rimanda
a un tempo in cui si trovava ai margini dell’abitato: è via Capo le
Case, dove c’erano per l’appunto le prime – o ultime - abitazioni
della città. Il toponimo lo troviamo citato per la prima volta nel
1618, in relazione alla chiesa di San Giuseppe a Capo le Case. Era
semplicemente la traduzione della denominazione "ad capita domorum",
con cui era detta fino al Quattrocento la zona che segnava il
confine orientale dei rioni Trevi e Colonna e che marcava il limite
dal quale iniziava la campagna. Basti ricordare che la chiesa di
Sant’Andrea, il cui fianco sinistro affaccia sulla via, si chiama
ancora "delle Fratte", a ricordo di quando era immersa nella
vegetazione. Sorge su una chiesa precedente, del XII secolo, detta a
sua volta "infra hortes".
Nella via abitarono numerosi artisti.
Massimo D’Azeglio, nel 1820, ebbe il suo studio di pittore al civico
3, un curioso palazzo settecentesco cui le finestre del primo piano
ornate da cariatidi hanno dato il nome di Palazzo dei Pupazzi.
Nell’Albergo del Sud, che si trovava
al numero 56, alloggiò nel 1887 Santa Teresa di Lisieux, durante un
pellegrinaggio a Roma in compagnia del padre e della sorella.
Della strada e dell’origine del suo
curioso toponimo si parlerà a Nuova Spazio Radio (88.100 MHz), nel
corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma", il programma
ideato e condotto dalla professoressa Maria Pia Partisani, in onda
ogni domenica dalle 9.30 alle 10.30 e interamente dedicato alla
storia, all’arte e al folclore della nostra città.