Quando il centro era in periferia

di Alessandro Venditti

Oggi è una delle vie più centrali di Roma, a due passi da piazza di Spagna, eppure il suo nome ci rimanda a un tempo in cui si trovava ai margini dell’abitato: è via Capo le Case, dove c’erano per l’appunto le prime – o ultime - abitazioni della città. Il toponimo lo troviamo citato per la prima volta nel 1618, in relazione alla chiesa di San Giuseppe a Capo le Case. Era semplicemente la traduzione della denominazione "ad capita domorum", con cui era detta fino al Quattrocento la zona che segnava il confine orientale dei rioni Trevi e Colonna e che marcava il limite dal quale iniziava la campagna. Basti ricordare che la chiesa di Sant’Andrea, il cui fianco sinistro affaccia sulla via, si chiama ancora "delle Fratte", a ricordo di quando era immersa nella vegetazione. Sorge su una chiesa precedente, del XII secolo, detta a sua volta "infra hortes".

Nella via abitarono numerosi artisti. Massimo D’Azeglio, nel 1820, ebbe il suo studio di pittore al civico 3, un curioso palazzo settecentesco cui le finestre del primo piano ornate da cariatidi hanno dato il nome di Palazzo dei Pupazzi.

Nell’Albergo del Sud, che si trovava al numero 56, alloggiò nel 1887 Santa Teresa di Lisieux, durante un pellegrinaggio a Roma in compagnia del padre e della sorella.

Della strada e dell’origine del suo curioso toponimo si parlerà a Nuova Spazio Radio (88.100 MHz), nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma", il programma ideato e condotto dalla professoressa Maria Pia Partisani, in onda ogni domenica dalle 9.30 alle 10.30 e interamente dedicato alla storia, all’arte e al folclore della nostra città.

© 2003/2008  - Testo, foto, grafica e layout  sono di esclusiva proprietà di www.specchioromano.it

WWW.SPECCHIOROMANO.IT - Rivista telematica di Cultura
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 224 / 2013 del 25 settembre 2013
Copyright 2003-2021 © Specchio Romano  - webmaster Alessandro Venditti

Contatore siti