Chi non ha mai sognato di poter fare
un tuffo all’indietro nel tempo, per trovarsi a rivivere il passato
con la freschezza del presente?
Con una straordinaria mostra, "Il
Divo è tratto. A passeggio con Gilles Chaillet , tra segni e
disegni, nella Roma dei Cesari", fino al primo marzo 2009
sarà possibile integrare il percorso didattico del Museo della
Civiltà Romana con 20 tavole disegnate a matita da un grande maestro
nato in Francia nel 1946, prestate dal Museo Archeologico di Arles.
Si potrà scoprire come appariva la capitale dell’Impero romano ai
visitatori dell’epoca: non solo nei suoi principali monumenti, ma
anche nelle case, nelle strade e nei vicoli.
La "passeggiata" fra queste tavole è
guidata da un attore che impersona Flaviano, un antico viaggiatore
immaginario dei disegni di Chaillet, che invita i visitatori più
giovani delle scuole a sostare per rivivere alcuni eventi della
storia della città e momenti di vita quotidiana.
Il percorso ha inizio con le origini
di Roma, dai suoi villaggi di capanne e dal suo centro religioso, il
tempio di Giove Capitolino, imponente e maestoso sul fiume, la cui
costruzione iniziò nel 582 a.C. e proseguì fino al 578, terminando
sotto il regno di Tarquinio il Superbo. La statua di culto,
raffigurante Giove, fu commissionata a Vulca, famoso artista di Veio.
Dopo una sosta al ponte Fabricio,
conservato intatto, a cavallo dell’isola Tiberina, si toccano il
mausoleo di Augusto ed il teatro di Marcello, manifestazioni
dell’epoca più feconda di rinnovamento edilizio e di sviluppo
monumentale della città. A Porta Maggiore si può scoprire la scienza
che ha dato vita ai maestosi acquedotti, massima espressione della
cultura organizzativa dei servizi messa in campo dai romani; il
grande arco fu costruito dall’imperatore Claudio come fornice dell’Aqua
Claudia e dell’Anio Novus, nel punto di
scavalcamento delle vie Labicana e Prenestina e inglobato nelle mura
aureliane nel III sec. d.C. Sull’attico, nel quale passavano i
condotti dei due acquedotti, tre imponenti iscrizioni ricordano la
costruzione ad opera di Claudio ed i restauri e lavori di
manutenzione delle acque di Vespasiano e Tito. La scienza della
conduzione dell’acqua è documentata nell’opera De Aquaeductibus
urbis Romae del curatore Sesto Giulio Frontino (97 d.C.). Per il
superamento dei dislivelli, nei percorsi dalla sorgente alla città,
i Romani adottarono il sistema di imponenti arcate per garantire la
costante pendenza del flusso. Alla depurazione delle acque lungo il
percorso si provvedeva con bacini di decantazione che venivano
periodicamente svuotati. Gli spechi degli acquedotti erano
realizzati in muratura ed per lo più impermeabilizzati con
cocciopesto; gli allacci erano in piombo.
L’anfiteatro Flavio e lo stadio di
Domiziano richiamano immagini di lottatori, fiere, parate, folle
osannanti e incomprensibili stragi; l’arco di Tito fissa l’atto
della distruzione del tempio di Gerusalemme, simbolo della durezza
di ogni guerra che ha costellato la storia; fu dedicato a Tito, alla
sommità della Via Sacra nel Foro Romano, dal fratello Domiziano
nell’81 d.C. per celebrare la vittoria riportata sui giudei. A un
solo fornice, fu inserito nel Medioevo nella fortezza Frangipane e
restaurato nel XIX sec. da Giuseppe Valadier. In uno dei due rilievi
all’interno dell’arco è rappresentato Tito sulla quadriga trionfale,
nell’altro è il corteo con il bottino sottratto al tempio di
Gerusalemme: le trombe d’argento, la mensa d’oro, l’arca che
conteneva le sacre scritture ed il candelabro d’oro a sette braccia.
Nel cassettone centrale della volta è rappresentata l’apoteosi
dell’imperatore.
Il Pantheon parla il linguaggio della
fede e della perfezione dello spazio chiuso; la corsa delle
quadrighe nel Circo Massimo ferma in un’istantanea una passione che
ha attraversato i secoli; l’Ara Pacis segna la solennità del bisogno
di pace a chiusura di un’epoca di guerre fratricide; il sepolcro di
Eurisace conduce il visitatore nelle botteghe degli artigiani con il
racconto in presa diretta della produzione del pane, sopravvivenza e
garanzia di pace sociale della città; le biblioteche di Traiano
guidano gli appassionati nel mondo dell’editoria antica; l’insula
del Campidoglio apre uno spaccato sui problemi della gente comune in
materia di affitto, ma anche di sovraffollamento, rumori e
preoccupazioni di crolli; porta Appia rappresenta il monumentale
ingresso dalla via consolare a Roma.
Culmine del percorso espositivo è il
celebre plastico della città, realizzato agli inizi del Novecento da
Italo Gismondi in gesso alabastrino, da mettere a confronto con i
disegni a tratto di Gilles Chaillet, in un rimando continuo tra
leggerezza del segno e plasticità, in due modi di leggere la città
cosmopolita di oltre un milione di abitanti agli inizi del IV sec.
d.C.
Rilevante è il ruolo della
comunicazione: l'esposizione è corredata da diverse postazioni
interattive realizzate dalla società Sirvex che permettono
all'utente di "interrogare" il grande plastico e di avventurarsi in
una visita virtuale ravvicinata.
Laboratori didattici ideati per i più giovani, le scuole e le
famiglie, sono caratterizzati dalla compresenza di attori e
archeologi.
I servizi museali e il supporto
organizzativo sono di Zètema Progetto Cultura.
La mostra è promossa dall’Assessorato
alle Politiche Culturali e della Comunicazione Sovraintendenza ai
Beni Culturali del Comune di Roma e ideata da Vivalibri.
Gilles Chaillet è uno dei più noti ed
apprezzati disegnatori francesi. Comincia a lavorare come colorista
fin dall’età di 19 anni. Nel 2004 pubblica "Nella Roma dei
Cesari", che vede applicate le tecniche di disegno proprie dei
fumetti alla ricostruzione archeologica della città di Roma nel IV
secolo. Il volume, edito in Italia dall’editore BD, riceve grandi
apprezzamenti internazionali, diversi premi, e viene tradotto e
pubblicato con successo in numerosi paesi del mondo. Attualmente
Chaillet si sta dedicando a una serie che vede Leonardo da Vinci
sulle tracce di un serial killer nella Milano sforzesca.
Della mostra si parlerà a Nuova
Spazio Radio (88.100 MHz), nel corso dell’Intervista possibile di
"Questa è Roma", il programma ideato e condotto dalla professoressa
Maria Pia Partisani, in onda ogni domenica dalle 9.30 alle 10.30 e
interamente dedicato alla storia, all’arte e al folclore della
nostra città.