Una mostra al Museo della Civiltà romana per tornare nel passato

Attraverso la Roma dei Cesari

con i disegni di Gilles Chaillet

di Antonio Venditti

Chi non ha mai sognato di poter fare un tuffo all’indietro nel tempo, per trovarsi a rivivere il passato con la freschezza del presente?

Con una straordinaria mostra, "Il Divo è tratto. A passeggio con Gilles Chaillet , tra segni e disegni, nella Roma dei Cesari", fino al primo marzo 2009 sarà possibile integrare il percorso didattico del Museo della Civiltà Romana con 20 tavole disegnate a matita da un grande maestro nato in Francia nel 1946, prestate dal Museo Archeologico di Arles. Si potrà scoprire come appariva la capitale dell’Impero romano ai visitatori dell’epoca: non solo nei suoi principali monumenti, ma anche nelle case, nelle strade e nei vicoli.

La "passeggiata" fra queste tavole è guidata da un attore che impersona Flaviano, un antico viaggiatore immaginario dei disegni di Chaillet, che invita i visitatori più giovani delle scuole a sostare per rivivere alcuni eventi della storia della città e momenti di vita quotidiana.

Il percorso ha inizio con le origini di Roma, dai suoi villaggi di capanne e dal suo centro religioso, il tempio di Giove Capitolino, imponente e maestoso sul fiume, la cui costruzione iniziò nel 582 a.C. e proseguì fino al 578, terminando sotto il regno di Tarquinio il Superbo. La statua di culto, raffigurante Giove, fu commissionata a Vulca, famoso artista di Veio.

Dopo una sosta al ponte Fabricio, conservato intatto, a cavallo dell’isola Tiberina, si toccano il mausoleo di Augusto ed il teatro di Marcello, manifestazioni dell’epoca più feconda di rinnovamento edilizio e di sviluppo monumentale della città. A Porta Maggiore si può scoprire la scienza che ha dato vita ai maestosi acquedotti, massima espressione della cultura organizzativa dei servizi messa in campo dai romani; il grande arco fu costruito dall’imperatore Claudio come fornice dell’Aqua Claudia e dell’Anio Novus, nel punto di scavalcamento delle vie Labicana e Prenestina e inglobato nelle mura aureliane nel III sec. d.C. Sull’attico, nel quale passavano i condotti dei due acquedotti, tre imponenti iscrizioni ricordano la costruzione ad opera di Claudio ed i restauri e lavori di manutenzione delle acque di Vespasiano e Tito. La scienza della conduzione dell’acqua è documentata nell’opera De Aquaeductibus urbis Romae del curatore Sesto Giulio Frontino (97 d.C.). Per il superamento dei dislivelli, nei percorsi dalla sorgente alla città, i Romani adottarono il sistema di imponenti arcate per garantire la costante pendenza del flusso. Alla depurazione delle acque lungo il percorso si provvedeva con bacini di decantazione che venivano periodicamente svuotati. Gli spechi degli acquedotti erano realizzati in muratura ed per lo più impermeabilizzati con cocciopesto; gli allacci erano in piombo.

L’anfiteatro Flavio e lo stadio di Domiziano richiamano immagini di lottatori, fiere, parate, folle osannanti e incomprensibili stragi; l’arco di Tito fissa l’atto della distruzione del tempio di Gerusalemme, simbolo della durezza di ogni guerra che ha costellato la storia; fu dedicato a Tito, alla sommità della Via Sacra nel Foro Romano, dal fratello Domiziano nell’81 d.C. per celebrare la vittoria riportata sui giudei. A un solo fornice, fu inserito nel Medioevo nella fortezza Frangipane e restaurato nel XIX sec. da Giuseppe Valadier. In uno dei due rilievi all’interno dell’arco è rappresentato Tito sulla quadriga trionfale, nell’altro è il corteo con il bottino sottratto al tempio di Gerusalemme: le trombe d’argento, la mensa d’oro, l’arca che conteneva le sacre scritture ed il candelabro d’oro a sette braccia. Nel cassettone centrale della volta è rappresentata l’apoteosi dell’imperatore.

Il Pantheon parla il linguaggio della fede e della perfezione dello spazio chiuso; la corsa delle quadrighe nel Circo Massimo ferma in un’istantanea una passione che ha attraversato i secoli; l’Ara Pacis segna la solennità del bisogno di pace a chiusura di un’epoca di guerre fratricide; il sepolcro di Eurisace conduce il visitatore nelle botteghe degli artigiani con il racconto in presa diretta della produzione del pane, sopravvivenza e garanzia di pace sociale della città; le biblioteche di Traiano guidano gli appassionati nel mondo dell’editoria antica; l’insula del Campidoglio apre uno spaccato sui problemi della gente comune in materia di affitto, ma anche di sovraffollamento, rumori e preoccupazioni di crolli; porta Appia rappresenta il monumentale ingresso dalla via consolare a Roma.

Culmine del percorso espositivo è il celebre plastico della città, realizzato agli inizi del Novecento da Italo Gismondi in gesso alabastrino, da mettere a confronto con i disegni a tratto di Gilles Chaillet, in un rimando continuo tra leggerezza del segno e plasticità, in due modi di leggere la città cosmopolita di oltre un milione di abitanti agli inizi del IV sec. d.C.

Rilevante è il ruolo della comunicazione: l'esposizione è corredata da diverse postazioni interattive realizzate dalla società Sirvex che permettono all'utente di "interrogare" il grande plastico e di avventurarsi in una visita virtuale ravvicinata.
Laboratori didattici ideati per i più giovani, le scuole e le famiglie, sono caratterizzati dalla compresenza di attori e archeologi.

I servizi museali e il supporto organizzativo sono di Zètema Progetto Cultura.

La mostra è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e ideata da Vivalibri.

Gilles Chaillet è uno dei più noti ed apprezzati disegnatori francesi. Comincia a lavorare come colorista fin dall’età di 19 anni. Nel 2004 pubblica "Nella Roma dei Cesari", che vede applicate le tecniche di disegno proprie dei fumetti alla ricostruzione archeologica della città di Roma nel IV secolo. Il volume, edito in Italia dall’editore BD, riceve grandi apprezzamenti internazionali, diversi premi, e viene tradotto e pubblicato con successo in numerosi paesi del mondo. Attualmente Chaillet si sta dedicando a una serie che vede Leonardo da Vinci sulle tracce di un serial killer nella Milano sforzesca.

Della mostra si parlerà a Nuova Spazio Radio (88.100 MHz), nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma", il programma ideato e condotto dalla professoressa Maria Pia Partisani, in onda ogni domenica dalle 9.30 alle 10.30 e interamente dedicato alla storia, all’arte e al folclore della nostra città.

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