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In
quale misura la televisione riesce a influenzare i risultati
elettorali? Quanti elettori una campagna televisiva condotta con
astuzia e intelligenza può riuscire a spostare da uno schieramento
all’altro? Sono solo alcune delle domande che si pone Giuseppe
Gnagnarella - giornalista professionista, docente universitario e
responsabile RAI dei rapporti con le Autorità centrali e gli Enti
Locali - nel suo volume "La Bella Preda. RAI tra politica e
audience" (Carabba Editore, 168 pagine, 15.50 euro). Di certo – fa
notare l’Autore – l’ingerenza della politica in TV è aumentata in
modo sensibile dopo la vittoria di Silvio Berlusconi del 1994,
ottenuta con un uso sapiente del piccolo schermo che è riuscito
persino a sfruttare le dichiarazioni di voto di molti volti noti,
cari alle famiglie italiane. Gnagnarella ricorda una recente
intervista nella quale Massimo D’Alema ha definito la discesa in
campo di Berlusconi "l’unica vera novità degli ultimi quindici anni"
e la nascita di Forza Italia un "modello di partito-impresa della
comunicazione". Ecco che la TV finisce per assumere un ruolo nuovo e
spesso decisivo, nella competizione elettorale. "Abbandonati i
comizi – spiega Gnagnarella – i leader scelgono la tv e la politica
invade il piccolo schermo che si trasforma in piazza mediatica, in
talk show, in spettacolo. Talvolta in rissa". Gli occhi di tutti i
politici sono puntati sulla RAI e soprattutto sull’importanza
strategica di poterla amministrare, tanto che "a quattro elezioni
corrispondono sei direzioni RAI". A questo punto, però, Gnagnarella
lancia una provocazione nel III capitolo del suo libro a cui dà un
titolo significativo: "Ma chi governa la RAI perde le elezioni".
Come spiegare questo dato di fatto? Secondo l’Osservatorio di Pavia,
ci sarebbe una reale difficoltà nel rintracciare nessi specifici tra
quantità e qualità della comunicazione politica e mutamenti nei
comportamenti elettorali. Il sociologo Luca Ricolfi ritiene che la
fluidità del corpo elettorale italiano sia pressoché nulla e che
l’elettore italiano considererebbe in sostanza solo due alternative:
votare il proprio schieramento o non votare affatto. E allora c’è da
considerare, interviene Gnagnarella, che "la tv, principale
strumento di informazione per gli italiani, è in coda alla
classifica della credibilità e dell’attendibilità, superata da
vecchi e nuovi media, da internet, dai giornali e soprattutto dalla
vecchia, cara radio..." |