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UNA PIETRA SCELLERATA
Nella
navata destra della chiesa dei Santi Vito e Modesto che sorge
sull’Esquilino, proprio accanto all’arco di Gallieno, è murata la
"pietra scellerata", così chiamata perché nel Medioevo si credeva
che su di essa fossero stati torturati e uccisi molti martiri
cristiani. La sua superficie appare profondamente consumata. La
superstizione popolare voleva, infatti, che grattando il marmo si
ottenesse una polvere capace di guarire da un’infinità di mali, ma
soprattutto dall’idrofobia. Quelli che erano stati morsi da cani
rabbiosi, del resto, solevano recarsi presso questa chiesa. Qui
mangiavano il pane benedetto dai monaci e intriso con l’olio delle
lampade accese davanti all’immagine di S. Vito, cui passavano sotto
almeno tre volte invocando dal Santo la guarigione. Si dice che nel
1620 vi abbia ottenuto la grazia persino don Federico Colonna duca
di Paliano, che perciò fece restaurare la chiesa a sue spese.
In realtà la pietra, oggi difesa da un cancelletto di ferro, altro
non è che un antico cippo funerario romano, eretto, come recita
l’iscrizione, a un tale Lucio Elio Terzio, Causidico, che si era
meritato persino l’onore di una statua che lo raffigurava seduto.
Sul lato sinistro del cippo si vede ancora una patera scolpita.
Secondo quanto riferiva l’Armellini, un tempo il cippo era sistemato
su due pezzi di colonna.
di
Cinzia Dal Maso
gennaio 2008 |