Antonio
Aquili, meglio conosciuto come Antoniazzo Romano, nacque a Roma tra il 1430 e il
1435 qui visse, per quasi settant’anni, fino alla morte, avvenuta in una data
posteriore e prossima al 1508.
Svolse un’attività intensissima di
pittore, grazie al supporto di una bottega estremamente organizzata, che dominò
il panorama della produzione artistica a Roma e in provincia dagli anni Settanta
del Quattrocento ai primi del Cinquecento, lavorando per famiglie come gli
Orsini, i Caetani, gli Sforza, oltre che per cardinali e ordini religiosi.
Allo splendido trittico
dell’artista presente nella chiesa di S. Maria e S. Biagio a S. Angelo Romano,
Lucrezia Rubini ha dedicato un interessante volume (edizioni l’albatros) che,
oltre a colmare una lacuna critica mettendo in rilievo aspetti a tutt’oggi
inediti dell’opera - primo fra tutti la datazione - costituisce un tassello
fondamentale nell’ambito della produzione dell’artista, almeno per alcuni
aspetti. Si va da quello iconografico - che rifacendosi a modelli
quattrocenteschi, si pone all’apice di una ricerca sulle icone bizantine - a
quello iconologico, con un significato simbolico per cui per cui nulla è
affidato al caso o aneddotico. Sul piano stilistico il trittico costituisce un
punto di riferimento per il periodo cosiddetto ‘umbro’ dell’artista. Dal punto
di vista della metodologia di lavoro della bottega di Antoniazzo Romano offre
nuove conferme sulla mancata presenza in loco dell’artista e sul rapporto
centro-periferia. Sul piano storico apre un nuovo scenario, nell’ambito della
produzione artistica devozionale, riguardo al rapporto committenza privata -
fruizione pubblica. Sul piano devozionale l’opera, sia per la sua versatilità e
complessità, sia per l’uso a cui è stata destinata nel tempo, offre elementi di
profonda riflessione.
Infine il dipinto, analizzato
puntualmente dalla Rubini in tutti i suoi aspetti, si qualifica come unicum
nell’ambito della produzione antoniazzesca e si pone come uno degli esempi più
significativi della produzione matura del maestro. In tal senso elementi
iconografici, pure diffusi, sia nell’ambito della produzione dell’artista, sia
anche in senso più lato nell’ambiente romano di quegli anni, acquista un
significato preciso, puntuale, accurato, frutto di una ricerca corroborata da
un’esperienza ben salda acquisita da Antoniazzo.
Il volume di Lucrezia Rubini sarà
presentato il 22 gennaio 2008 alle ore 17 presso il Salone Borromini della
Biblioteca Vallicelliana di Roma, in piazza della Chiesa Nuova 18.