"Le cime degli alberi ondeggiavano
mentre il vento spirava tra una ragnatela di rami. Il bagliore di un fulmine
illuminò la sommità delle colline. Il cielo a Oriente era plumbeo; a Occidente,
rosso come il sangue. «Si prepara una tempesta» brontolò Raphael, scrutando
l’orizzonte. Fermò il carro in mezzo a un ammasso di felci e si voltò, attirato
dai colori del cielo. Si grattò il mento sollevando alcuni ciuffi della barba
grigia e vi tolse una foglia rimasta incastrata, poi cominciò a guardarsi
intorno aguzzando la vista alla ricerca di un riparo: era rischioso rimanere in
un bosco così lugubre. Ma non trovò niente. Solo freddo e oscurità".
Sono le righe iniziali di "Anghelos",
un romanzo da leggere tutto d’un fiato: intrigante, avvincente, ricco di
suspense. Lo ha scritto due anni fa Alessia Rocchi, una giovane promessa del
nostro panorama letterario. Il suo libro d’esordio, edito dalla Rizzoli (428
pagine, euro 18,00), è in grado di appassionare non solo gli amanti dello
storico-fantasy, ma anche chi non coltiva questo genere dalle funeree atmosfere
gotiche.
"Mischiare leggende diverse tra
loro e condirle con il fascino sinistro del Vampiro: questa è la ricetta di
Anghelos", spiega l’autrice. "Tale scelta ha imposto di inserire volute
alterazioni archeologiche, storiche e mitologiche – continua - ad esempio, la
descrizione del Sacrum Palatium di Benevento e quella del palazzo imperiale di
Bisanzio sono inventate. Ho esagerato sulla ‘cosiddetta’ paura dell’Anno Mille e
dell’Apocalisse".
Una forzatura e una manipolazione
che però vale la pena di valutare e soppesare, aggiungiamo noi, perché "Anghelos"
è una storia fantastica, ispirata alla scrittrice dai suoi approfonditi studi
classici e letterari.
Il Conte di Nikefòros, il vampiro
creato dalla sua abile penna è un essere affamato di sangue e dalla
straordinaria bellezza. Nelle sue mani, essendo discendente dalla nobile stirpe
degli Anghelos, è il temibile Libro Oscuro, cui dà feroce caccia il vescovo
Aléxandros. Intorno a lui si muovano le file intessute dagli altri personaggi,
sullo sfondo di una città, Benevento, immersa nel cupo mistero di un racconto
che affonda il suo inchiostro mortifero nella leggenda e nella storia. Alessia
Rocchi tiene, da abile narratrice qual è, le redini di un romanzo che lascia
sognare e riporta chi legge al 999 d.C. , in un passato imperscrutabile, a
passeggio nelle strade di una città sanguinaria, "ideale per chi pratica il
delitto". Il meccanismo investigativo interno al romanzo è, poi, oltre che
accurato, perfettamente funzionante in ogni suo più piccolo ingranaggio. La cura
del dettaglio descrittivo è spasmodica, ma mai pedante, come nel passo che
volutamente citiamo: "stava per tornarsene nella foresta, quando il treno gli
franò sotto i piedi. Mandò una serie di squittii che echeggiarono nell’aria
insieme al verso stonato di una civetta. Provò ad attaccarsi a qualcosa, ma
trovò il vuoto. Le ossa si spezzarono cadendo su un masso a forma di piramide.
Il masso. Un uscio chiuso da un tempo impossibile da ricordare. Oltre cui, in
sotterranei sconosciuti anche agli animali, sorgeva la Cripta".