Il
Museo di Roma rinnova la sua sala fotografica, con una serie di 20
opere ottocentesche selezionate dalle collezioni dell’Archivio
Fotografico Comunale di Roma.
Nel nuovo allestimento
alcune foto rivelano la presenza di modelli in posa, genere molto
gradito all’epoca da turisti e pellegrini ed utilizzato anche dai
pittori. Ne è un esempio l’albumina che immortala un tratto
dell’acquedotto Claudio, attribuita a Pompeo Molins (1868 ca.) in
cui le grandiose rovine costituiscono lo scenario per un gruppo di
personaggi - probabilmente modelli – disposti con cura e vestiti
secondo la moda della fine del 1860.
In "Piazza Navona con
l’antico mercato" (albumina, 1860 ca.) si ha invece un chiaro
esempio di fotografia di genere vedutistico, tanto amata dai cultori
del "grand tour". Realizzata da Tommaso Cuccioni, fotografo e
mercante di stampe, vi si vede la chiesa di Sant’Agnese in Agone che
domina i banchi del mercato.
La collezione
dell’Archivio comprende testimonianze importanti sull’evoluzione
dell’arte fotografica a Roma nella seconda metà del XIX secolo,
epoca in cui raggiunse alti livelli qualitativi. E’ costituita da
circa 23.000 positivi (dal dagherrotipo alle fotoincisioni) e 50.000
negativi su lastra in vetro al collodio, alla gelatina bromuro
d’argento e su pellicola piana. Fondato nel 1930, l’Archivio
raccolse in principio documenti sugli interventi urbanistici nella
Capitale a partire dal 1870 fino agli sventramenti dell’epoca
fascista. Dopo il trasferimento del Museo di Roma dall’ex Pastificio
Pantanella a Palazzo Braschi, le collezioni si accrebbero
notevolmente con nuove acquisizioni sia di singole opere sia di
interi fondi.
In particolare, la
mostra del 1953 "La fotografia a Roma dal 1840 al 1915" fu
l’occasione per l’acquisto di numerose e preziose fotografie di
notevole importanza storica e artistica, con vedute di luoghi
simbolo di Roma antica e moderna, di artisti quali Giacomo
Caneva, Tommaso Cuccioni, James Anderson, Robert MacPherson, i
fratelli D’Alessandri, Gioachino Altobrelli e Pompeo Molins.
Dalla sua nascita a
metà dell’Ottocento, la tecnica fotografica si evolve scegliendo gli
stessi soggetti della pittura di genere vedutistico, che ritraeva
luoghi e monumenti celebri, soddisfacendo una forte richiesta del
mercato turistico dell’epoca. In breve tempo il nuovo e
rivoluzionario metodo di divulgazione delle immagini si diffuse pur
rimanendo inizialmente molto artigianale. I primi fotografi avevano
spesso precedenti esperienze in ambito pittorico con le quali
affrontavano le lunghe e complesse operazioni per ottenere
un’immagine precisa. E Roma agiva come polo catalizzatore per questi
artisti che vi confluivano da altre regioni italiane ma anche da
diverse nazioni importando tecniche più avanzate.