Il Museo di Roma rinnova la sala fotografica

Immagini in bianco e nero fanno rivivere la Roma dell’Ottocento

di Antonio Venditti

 

Il Museo di Roma rinnova la sua sala fotografica, con una serie di 20 opere ottocentesche selezionate dalle collezioni dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma.

Nel nuovo allestimento alcune foto rivelano la presenza di modelli in posa, genere molto gradito all’epoca da turisti e pellegrini ed utilizzato anche dai pittori. Ne è un esempio l’albumina che immortala un tratto dell’acquedotto Claudio, attribuita a Pompeo Molins (1868 ca.) in cui le grandiose rovine costituiscono lo scenario per un gruppo di personaggi - probabilmente modelli – disposti con cura e vestiti secondo la moda della fine del 1860.

In "Piazza Navona con l’antico mercato" (albumina, 1860 ca.) si ha invece un chiaro esempio di fotografia di genere vedutistico, tanto amata dai cultori del "grand tour". Realizzata da Tommaso Cuccioni, fotografo e mercante di stampe, vi si vede la chiesa di Sant’Agnese in Agone che domina i banchi del mercato.

La collezione dell’Archivio comprende testimonianze importanti sull’evoluzione dell’arte fotografica a Roma nella seconda metà del XIX secolo, epoca in cui raggiunse alti livelli qualitativi. E’ costituita da circa 23.000 positivi (dal dagherrotipo alle fotoincisioni) e 50.000 negativi su lastra in vetro al collodio, alla gelatina bromuro d’argento e su pellicola piana. Fondato nel 1930, l’Archivio raccolse in principio documenti sugli interventi urbanistici nella Capitale a partire dal 1870 fino agli sventramenti dell’epoca fascista. Dopo il trasferimento del Museo di Roma dall’ex Pastificio Pantanella a Palazzo Braschi, le collezioni si accrebbero notevolmente con nuove acquisizioni sia di singole opere sia di interi fondi.

In particolare, la mostra del 1953 "La fotografia a Roma dal 1840 al 1915" fu l’occasione per l’acquisto di numerose e preziose fotografie di notevole importanza storica e artistica, con vedute di luoghi simbolo di Roma antica e moderna, di artisti quali Giacomo Caneva, Tommaso Cuccioni, James Anderson, Robert MacPherson, i fratelli D’Alessandri, Gioachino Altobrelli e Pompeo Molins.

Dalla sua nascita a metà dell’Ottocento, la tecnica fotografica si evolve scegliendo gli stessi soggetti della pittura di genere vedutistico, che ritraeva luoghi e monumenti celebri, soddisfacendo una forte richiesta del mercato turistico dell’epoca. In breve tempo il nuovo e rivoluzionario metodo di divulgazione delle immagini si diffuse pur rimanendo inizialmente molto artigianale. I primi fotografi avevano spesso precedenti esperienze in ambito pittorico con le quali affrontavano le lunghe e complesse operazioni per ottenere un’immagine precisa. E Roma agiva come polo catalizzatore per questi artisti che vi confluivano da altre regioni italiane ma anche da diverse nazioni importando tecniche più avanzate.

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