In mostra anche reperti dalla Collezione Shelby White di New York

I capolavori ritrovati esposti a Palazzo Poli

di Antonio Venditti

 

Per circa trent’anni, a partire dal 1970, il patrimonio archeologico italiano ha vissuto uno dei periodi più neri della sua storia: un numero incredibile di opere d’arte di valore inestimabile proveniente da scavi clandestini è stato trafugato da mercanti senza scrupoli, che lo ha poi venduto a collezionisti privati e a grandi istituzioni museali internazionali. Fortunatamente in tempi molto più recenti - grazie agli sforzi congiunti della Magistratura, dell’Arma dei Carabinieri, della Diplomazia Culturale e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – molti preziosi reperti sono tornati nel nostro Paese. Proprio a loro è dedicata la mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati", fino a domenica 7 settembre nel Palazzo Poli, in via Poli 54, che, dopo lo straordinario successo di pubblico e di critica nazionale e internazionale ottenuto al Palazzo del Quirinale, si presenta arricchita da nuovi straordinari manufatti che rientrano in Italia provenienti dalla Collezione Shelby White di New York, come il cratere a calice a figure rosse con Zeus e Ganimede, l’hydria ceretana con la fuga di Ulisse dall’antro di Polifemo e l’anfora calcidese con cavalcata di giovani. Un’esposizione realizzata con la collaborazione della Regione Lazio, curata da Louis Godart, consigliere del Presidente della Repubblica per la Conservazione del Patrimonio artistico e organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, con ingresso gratuito, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19.

La parola greca "nostoi", "ritorni", riporta alla mente i poemi epici che narravano i lunghi e faticosi viaggi affrontati dagli eroi greci per tornare in Patria dopo la presa di Troia, tra cui la famosissima Odissea di Omero. In effetti la mostra è una testimonianza della grande battaglia etica sostenuta a ivello internazionale per recuperare l’unicità del nostro patrimonio culturale, che apre le porte non solo a nuove "restituzioni", ma anche a una rinnovata e rinvigorita stagione di scambi sul piano di studi scientifici e di collaborazioni con le Istituzioni culturali dei Paesi coinvolti. Fondamentale è il nuovo condiviso atteggiamento che vede l’Italia e gli Stati esteri uniti nella responsabilità di garantire e tutelare pubblico accesso al patrimonio artistico dell’umanità contro gli scavi clandestini e l’illegale "fuga" delle opere d’arte: un metodo con il quale si sono conclusi con successo i negoziati con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University Art Museum.

Purtroppo, la "decontestualizzazione" subita dai reperti scavati clandestinamente e immessi illegalmente sul mercato li rende "muti", non più in grado di fornire informazioni agli studiosi sulla loro provenienza, sul corredo di cui eventualmente facevano parte, sugli oggetti da cui erano accompagnati. Uno scavo clandestino cancella tutta la storia che gli oggetti recavano con sé e di cui erano impregnati. Come diceva Giulio Carlo Argan, "distruggere l’arte è un tal peccato che, se si riscrivessero le Tavole della Legge, dovrebbe di certo esservi ricompreso". La mostra vuole essere una testimonianza degli sforzi profusi per giungere alla ferma condanna e alla totale interruzione di queste pratiche illecite.

La mostra è ospitata nella Sala Dante, il luogo più significativo di Palazzo Poli, non solo per le sue eccezionali dimensioni e per l’esclusiva visuale su Fontana di Trevi, ma anche per le diverse importanti destinazioni assegnatale nel corso di quasi tre secoli. Per l’inaugurazione della Sala fu eseguita da Giovanni Sgambati la Sinfonia Dantesca di Liszt per grande orchestra e cori, alla presenza del Musicista. Nell’occasione furono declamati un erudito discorso e nuovi versi composti su ispirazione delle scene della Divina Commedia.

L’esposizione è completata dal Catalogo di Comunicare Organizzando, a cura di Maria Cristina Bettini, con testi di Carlo Majer, Renato Meucci, Pierluigi Pietrobelli e Francesco Reggiani.

Si parlerà della mostra a "Questa è Roma!", la trasmissione ideata e condotta da Maria Pia Partisani, in onda ogni domenica mattina, dalle 9.30 alle 10.30, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz).

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