Per
circa trent’anni, a partire dal 1970, il patrimonio archeologico
italiano ha vissuto uno dei periodi più neri della sua storia: un
numero incredibile di opere d’arte di valore inestimabile
proveniente da scavi clandestini è stato trafugato da mercanti senza
scrupoli, che lo ha poi venduto a collezionisti privati e a grandi
istituzioni museali internazionali. Fortunatamente in tempi molto
più recenti - grazie agli sforzi congiunti della Magistratura,
dell’Arma dei Carabinieri, della Diplomazia Culturale e del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali – molti preziosi
reperti sono tornati nel nostro Paese. Proprio a loro è dedicata la
mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati", fino a domenica 7 settembre
nel Palazzo Poli, in via Poli 54, che, dopo lo straordinario
successo di pubblico e di critica nazionale e internazionale
ottenuto al Palazzo del Quirinale, si presenta arricchita da nuovi
straordinari manufatti che rientrano in Italia provenienti dalla
Collezione Shelby White di New York, come il
cratere a calice a figure rosse con Zeus e Ganimede, l’hydria
ceretana con la fuga di Ulisse dall’antro di Polifemo e l’anfora
calcidese con cavalcata di giovani. Un’esposizione realizzata con la
collaborazione della Regione Lazio, curata da Louis Godart,
consigliere del Presidente della Repubblica per la Conservazione del
Patrimonio artistico e organizzata e realizzata da Comunicare
Organizzando di Alessandro Nicosia, con ingresso gratuito, dal
martedì alla domenica dalle 10 alle 19.
La
parola greca "nostoi", "ritorni", riporta alla mente i poemi epici
che narravano i lunghi e faticosi viaggi affrontati dagli eroi greci
per tornare in Patria dopo la presa di Troia, tra cui la famosissima
Odissea di Omero. In effetti la mostra è una testimonianza della
grande battaglia etica sostenuta a ivello internazionale per
recuperare l’unicità del nostro patrimonio culturale, che apre le
porte non solo a nuove "restituzioni", ma anche a una rinnovata e
rinvigorita stagione di scambi sul piano di studi scientifici e di
collaborazioni con le Istituzioni culturali dei Paesi coinvolti.
Fondamentale è il nuovo condiviso atteggiamento che vede l’Italia e
gli Stati esteri uniti nella responsabilità di garantire e tutelare
pubblico accesso al patrimonio artistico dell’umanità contro gli
scavi clandestini e l’illegale "fuga" delle opere d’arte: un metodo
con il quale si sono conclusi con successo i negoziati con il J.
Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di
New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University
Art Museum.
Purtroppo, la "decontestualizzazione"
subita dai reperti scavati clandestinamente e immessi illegalmente
sul mercato li rende "muti", non più in grado di fornire
informazioni agli studiosi sulla loro provenienza, sul corredo di
cui eventualmente facevano parte, sugli oggetti da cui erano
accompagnati. Uno scavo clandestino cancella tutta la storia che gli
oggetti recavano con sé e di cui erano impregnati. Come diceva
Giulio Carlo Argan, "distruggere l’arte è un tal peccato che, se si
riscrivessero le Tavole della Legge, dovrebbe di certo esservi
ricompreso". La mostra vuole essere una testimonianza degli sforzi
profusi per giungere alla ferma condanna e alla totale interruzione
di queste pratiche illecite.
La
mostra è ospitata nella Sala Dante, il luogo più significativo di
Palazzo Poli, non solo per le sue eccezionali dimensioni e per
l’esclusiva visuale su Fontana di Trevi, ma anche per le diverse
importanti destinazioni assegnatale nel corso di quasi tre secoli.
Per l’inaugurazione della Sala fu eseguita da Giovanni Sgambati la
Sinfonia Dantesca di Liszt per grande orchestra e cori, alla
presenza del Musicista. Nell’occasione furono declamati un erudito
discorso e nuovi versi composti su ispirazione delle scene della
Divina Commedia.
L’esposizione è
completata dal Catalogo di Comunicare Organizzando, a cura di Maria
Cristina Bettini, con testi di Carlo Majer, Renato Meucci, Pierluigi
Pietrobelli e Francesco Reggiani.
Si parlerà della
mostra a "Questa è Roma!", la trasmissione ideata e condotta da
Maria Pia Partisani, in onda ogni domenica mattina, dalle 9.30 alle
10.30, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz).