Sarà
proiettato in anteprima domani alle 17, presso la Casa delle
Letterature in piazza dell’Orologio 3, il film "Un paese ci vuole",
per raccontare, nel centenario della nascita di Cesare Pavese, la
straordinaria figura dello scrittore piemontese. Il progetto è nato
dalla collaborazione tra Franco Vaccaneo della Fondazione Cesare
Pavese di Santo Stefano Belbo, Bruno Gambarotta, giornalista
scrittore e il regista Vanni Vallino.
Saranno presenti i
protagonisti del film, interpretato da Marco Morellini, Eugenio De’
Giorgi, Nino Castelnuovo, Saverio Vallone, Bruna Vero, Simona
Codrino, Iaia Forte, Michela Giacoma Fattorin, Bruno Gambarotta,
Danilo Bertazzi e Sergio Danzi.
La pellicola propone
una forma di racconto frantumata, dialettica, aperta ad apporti
diversi, provenienti da persone di formazione, di cultura e di età
differenti.
Due uomini e due donne
sono seguiti dalla telecamera mentre eseguono i sopralluoghi per
preparare le riprese di un film documentario o a soggetto sulla vita
e le opere di Cesare Pavese. Visitano i luoghi dell’intellettuale e
intervistano alcune persone, a cominciare da Franco Vaccaneo,
direttore del Centro Studi.
Profondamente
diversificate le caratteristiche dei quattro personaggi: il regista,
giovane, inquieto, insicuro per amore della perfezione, è nemico dei
compromessi legati alle esigenze pratiche. Il produttore, invece,
deve tenere conto del budget a disposizione, dei tempi di
lavorazione, degli sponsor.
Una delle due donne è
l’autrice dei testi, una studiosa ancora giovane devota a Pavese,
pignola fino all’eccesso, che si è assegnata il ruolo di garante
dell’esattezza della ricostruzione storica e ambientale. L’altra è
la segretaria poco più che ventenne, incaricata di stendere
materialmente gli appunti, prendere nota di tutto quanto potrà
servire per organizzare le riprese. Per lei questo è un lavoro come
un altro: non ha mai letto Pavese e non capisce come si possano
perdere tempo e denaro dietro a un autore irrimediabilmente noioso
nato cento anni fa. Sarà proprio lei a fare le domande più ingenue e
più sfrontate, alle quali bisognerà pur dare una risposta. Nelle
dinamiche sentimentali interne al gruppo si riproduce una situazione
analoga a quelle vissute da Pavese, in particolare nell’ultima fase
della sua vita.
Il regista, timido e
scontroso, è innamorato della fatua segretaria. Mentre il
produttore, con la scusa degli sponsor, gira per ristoranti ed
enoteche, l’autrice dei testi vorrebbe attirare l’attenzione del
regista ma riesce soltanto ad essere la sua confidente.
Questa situazione
permette di citare prose, poesie e lettere di Pavese. Intanto, negli
incontri e nelle testimonianze, affiorano nei dialoghi i temi della
poetica pavesiana e della sua vicenda umana.