Anteprima di "Un paese ci vuole"

Alla Casa delle Letterature omaggio a Pavese nel centenario della nascita

di Alessandro Venditti

 

Sarà proiettato in anteprima domani alle 17, presso la Casa delle Letterature in piazza dell’Orologio 3, il film "Un paese ci vuole", per raccontare, nel centenario della nascita di Cesare Pavese, la straordinaria figura dello scrittore piemontese. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Franco Vaccaneo della Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo, Bruno Gambarotta, giornalista scrittore e il regista Vanni Vallino.

Saranno presenti i protagonisti del film, interpretato da Marco Morellini, Eugenio De’ Giorgi, Nino Castelnuovo, Saverio Vallone, Bruna Vero, Simona Codrino, Iaia Forte, Michela Giacoma Fattorin, Bruno Gambarotta, Danilo Bertazzi e Sergio Danzi.

La pellicola propone una forma di racconto frantumata, dialettica, aperta ad apporti diversi, provenienti da persone di formazione, di cultura e di età differenti.

Due uomini e due donne sono seguiti dalla telecamera mentre eseguono i sopralluoghi per preparare le riprese di un film documentario o a soggetto sulla vita e le opere di Cesare Pavese. Visitano i luoghi dell’intellettuale e intervistano alcune persone, a cominciare da Franco Vaccaneo, direttore del Centro Studi.

Profondamente diversificate le caratteristiche dei quattro personaggi: il regista, giovane, inquieto, insicuro per amore della perfezione, è nemico dei compromessi legati alle esigenze pratiche. Il produttore, invece, deve tenere conto del budget a disposizione, dei tempi di lavorazione, degli sponsor.

Una delle due donne è l’autrice dei testi, una studiosa ancora giovane devota a Pavese, pignola fino all’eccesso, che si è assegnata il ruolo di garante dell’esattezza della ricostruzione storica e ambientale. L’altra è la segretaria poco più che ventenne, incaricata di stendere materialmente gli appunti, prendere nota di tutto quanto potrà servire per organizzare le riprese. Per lei questo è un lavoro come un altro: non ha mai letto Pavese e non capisce come si possano perdere tempo e denaro dietro a un autore irrimediabilmente noioso nato cento anni fa. Sarà proprio lei a fare le domande più ingenue e più sfrontate, alle quali bisognerà pur dare una risposta. Nelle dinamiche sentimentali interne al gruppo si riproduce una situazione analoga a quelle vissute da Pavese, in particolare nell’ultima fase della sua vita.

Il regista, timido e scontroso, è innamorato della fatua segretaria. Mentre il produttore, con la scusa degli sponsor, gira per ristoranti ed enoteche, l’autrice dei testi vorrebbe attirare l’attenzione del regista ma riesce soltanto ad essere la sua confidente.

Questa situazione permette di citare prose, poesie e lettere di Pavese. Intanto, negli incontri e nelle testimonianze, affiorano nei dialoghi i temi della poetica pavesiana e della sua vicenda umana.

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