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Paolina Borghese al Museo Napoleonico

Milena Vukotic fa rivivere il mito della sorella di Napoleone

di Cinzia dal Maso

 

Due appuntamenti d’eccezione, al Museo Napoleonico (piazza di Ponte Umberto I), con la storia. Protagonista, Paolina Borghese, che grazie a Milena Vukotic tornerà a vivere in quella Roma che forse non amava molto, ma che ha consacrato il mito della sua bellezza.

Mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, alle 21, la poliedrica attrice interpreterà "Paolina Borghese, la reine des colifichets", incentrata sulle vicende dell’affascinante sorella di Napoleone, che tanta parte della sua vita passò nella Città Eterna. Il Museo Napoleonico, che conserva alcuni "reperti" di Paolina, come il libro dei conti in marocchino rosso o il calco del seno che fece Canova per immortalare la sua avvenenza, si propone quale luogo ideale per la rappresentazione narrata di una vita e di quei capricci che hanno contribuito a costruire la leggenda di Paolina. Gli storici non sono stati indulgenti con lei e lo scandalo che nacque intorno alla sue statua in veste di Venere, fatta dal Canova, non contribuì certo a migliorare le cose.

Ma forse molto giocò l’invidia, nei giudizi dati su questa bellissima donna, perché, a ben guardare, i suoi peccati furono veniali: amava i bei vestiti, le feste, le acconciature e il titolo di principessa romana. Ebbe degli amanti, ma fu anche l’unica, nella sua tumultuosa famiglia, a essere vicina a Napoleone nei giorni dell’esilio all’Elba, ad aiutarlo nella sua fuga dall’isola, dando un ricevimento per far sì che il rumore della festa coprisse quello dell’attracco delle barche. Ancora lei si preoccupò del fratello nel momento della disgrazia, al punto di dargli i suoi tanto amati diamanti da vendere se avesse avuto bisogno di denari.

Della sua breve vita saranno ricordati non solo i capricci e gli amori, ma anche la generosità, la cortesia e la benevolenza di cui fu prodiga con tutti.

Il palazzo che oggi ospita il Museo Napoleonico e gran parte delle sue collezioni fanno parte dei lasciti fatti alla città di Roma nel 1927 da un pronipote di Napoleone, il conte Giuseppe Primoli, definito da Alessandro Dumas "l’ambassadeur des lettres italiennes en France et des lettres françaises en Italie". Innamorato della letteratura e del teatro, amico dei maggiori intellettuali della sua epoca, ogni anno andava a stabilirsi ad aprile nel suo appartamento parigino di Avenue du Trocadero e tornava a novembre nel palazzo di via dell’Orso, molto diverso però da quello che vediamo adesso. Infatti, quando il Comune di Roma decise la costruzione di via Zanardelli, il conte Primoli dovette cedere il grande giardino adiacente al suo palazzo cinquecentesco e fu costretto anche a ridurre e a ristrutturare l’edificio. Il palazzo avrebbe dovuto essere la sede di un sodalizio culturale al quale Gabriele d’Annunzio aveva anche trovato due denominazioni: prima "L’Accademia dell’Orso" e poi "La Primola" .

 

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