Niente trippa per i gatti
di Alessandro Venditti

Quante volte avremo sentito dire, da chi oppone un secco rifiuto a una richiesta troppo onerosa, la frase "non c’è trippa per gatti"? La curiosa allocuzione ha un’origine illustre, dal momento che il primo a pronunciarla fu Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1916, mazziniano e massone. In una città che si rinnovava quotidianamente per adeguarsi al suo ruolo di Capitale d’Italia, con evidente dispendio di fondi, Nathan mostrò una quasi pignola oculatezza amministrativa. A quanto pare, passava intere giornate a controllare il Bilancio Comunale, finché una volta, tra tanti pezzi di carta, trovò una spesa, anche piuttosto consistente, di cui chiese subito la giustificazione: "trippa per gatti". Gli fu spiegato che si trattava della somma necessaria all’acquisto del cibo preferito dai simpatici felini che da secoli popolano le rovine, i cortili e i giardini di Roma, per ricompensarli dell’encomiabile lavoro svolto tenendo lontani dal Campidoglio i topi. Ma Nathan non volle sentir ragioni e, pronunciando la frase ormai storica, cancellò immediatamente la voce dal bilancio. Chissà come se la saranno cavata i poveri mici vedendosi tagliare improvvisamente i viveri? Magari si saranno affidati alle cure amorevoli di qualche gattara meno esperta in economia dell’intransigente sindaco, ma sicuramente con una maggiore sensibilità.

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