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Quante volte avremo sentito dire, da chi oppone un secco rifiuto a
una richiesta troppo onerosa, la frase "non c’è trippa per gatti"?
La curiosa allocuzione ha un’origine illustre, dal momento che il
primo a pronunciarla fu Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al
1916, mazziniano e massone. In una città che si rinnovava
quotidianamente per adeguarsi al suo ruolo di Capitale d’Italia, con
evidente dispendio di fondi, Nathan mostrò una quasi pignola
oculatezza amministrativa. A quanto pare, passava intere giornate a
controllare il Bilancio Comunale, finché una volta, tra tanti pezzi
di carta, trovò una spesa, anche piuttosto consistente, di cui
chiese subito la giustificazione: "trippa per gatti". Gli fu
spiegato che si trattava della somma necessaria all’acquisto del
cibo preferito dai simpatici felini che da secoli popolano le
rovine, i cortili e i giardini di Roma, per ricompensarli
dell’encomiabile lavoro svolto tenendo lontani dal Campidoglio i
topi. Ma Nathan non volle sentir ragioni e, pronunciando la frase
ormai storica, cancellò immediatamente la voce dal bilancio. Chissà
come se la saranno cavata i poveri mici vedendosi tagliare
improvvisamente i viveri? Magari si saranno affidati alle cure
amorevoli di qualche gattara meno esperta in economia
dell’intransigente sindaco, ma sicuramente con una maggiore
sensibilità. |