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"Adesso
una provocazione. Bisognerebbe, forse, istituire un’altra sezione
del tribunale internazionale dell’Aja, sulla scorta di esperienze
consumate, anche sotto l’egida dell’Unesco, per processare
l’elettrodomestico più diffuso, responsabile di genocidio
giornalistico, di inquinamento intellettuale della gioventù, di
esaltazione di culture – cinematografica e teatrale – effimere o
inesistenti e di quant’altro di deleterio, dal punto di vista
morale, ha contribuito a svilire, smarrire e perdere, il significato
dei valori dell’educazione e del rispetto reciproco. Oltre la
cronaca e quindi l’informazione".
Scrive così Felice Borsato, giornalista e autore di numerosi saggi
storici e dedicati alla storia della comunicazione, nella prefazione
del suo nuovo volume: "Giornalismo che passione… Vuoi fare il
giornalista?" (216 pagine, euro 15,00). "Non vogliono essere –
prosegue - le pagine che state leggendo, comunque, vessillifere di
una crociata contro la tv, ché pur essa è giornalismo, moderno
peraltro e quindi da osservare con attenzione particolare come tutti
i fenomeni sociali che fanno opinione, lasciando tracce consistenti
e contribuendo a frenare il processo in corso di globalizzazione
culturale".
La
penna di Felice Borsato, allenata alla scrittura da anni ed anni di
valente esercizio nelle pagine della cronaca di diversi quotidiani,
racconta a chi non lo conosce, ma un’idea vuole davvero farsela, il
mestiere di giornalista. Borsato sceglie la strada più difficile in
termini di ricerca. Parte dalla Storia, come farebbe chi vuole
narrare dall’inizio, senza lasciare buchi incomprensibili, gli
aspetti di una vicenda che è culturale e sociologica al tempo
stesso. Comincia allora con i Vangeli di Cristo: "può sembrare
un’asserzione voluta per produrre effetti e scatenare discussioni e
dibattiti – scrive - ma così non è. Sostenere che il Redentore del
Cristianesimo fece informazione con i discorsi, le allocuzioni, le
lunghe conversazioni con gli apostoli, le citazioni di una vita non
terrena che Egli solo – grandissimo comunicatore – conosceva, è
prima storia stessa del giornalismo; affascinante".
La cavalcata che l’Autore fa nei secoli è entusiasmante: passando
per gli "acta diurna" dell’antica Roma, attraverso "la tecnica del
ricatto" di Pietro Aretino, il lettore è finalmente condotto
all’interno di una moderna redazione giornalistica, dove "per
salvarsi bisogna avere l’intuito del poliziotto, senza aver mandato
a memoria fotogrammi e battute di certa filmologia, o aver
addirittura ‘studiato’ George Simenon e i suoi personaggi". Sono
buoni i consigli che Borsato dà nel suo libro perché sono consigli
pratici. "Non fidarsi di dichiarazioni rilasciate da presunti
testimoni con faciloneria – spiega ad esempio agli aspiranti
giornalisti – e verificare sempre due o tre volte e cercare di
capire subito e bene con che tipo di personaggio si è venuti a
contatto: se cioè sia attendibile, abbia cercato di fuorviarvi o
stia sinceramente collaborando". |