Al Vascello il Satiro di Mazara Una creatura bronzea, emersa dal mare, imprigionata nel vortice della danza
Al Teatro Vascello è andato in scena nei giorni scorsi "Long distance breath", "a solo" di danza ideato ed interpretato da Bernd Uwe Marszan, primo ballerino della Compagnia di Pina Bausch, che si è ispirato per lo spettacolo al Satiro danzante di Mazara del Vallo. La statua bronzea venne alla luce il 4 marzo del 1998 nel Canale di Sicilia, quando la motopesca mazarese "Capitan Ciccio" si imbatté in questa sconvolgente creatura degli abissi. L’archeologo Paolo Moreno, uno dei massimi esperti di scultura ellenistica, ha individuato in questo giovane satiro seguace di Dioniso, lanciato in una danza vorticosa e divina, l’opera di uno dei più grandi maestri dell’antichità: Prassitele. Secondo la ricostruzione proposta dallo studioso, il Satiro teneva sul braccio sinistro la pelle di pantera, attributo sacro a Dioniso, mentre nella mano corrispondente impugnava il cantaros, il boccale preferito dal dio per bere il vino. Il Satiro non è immortalato in una semplice danza, ma in una rotazione impetuosa che portava allo stordimento dei sensi e quindi all’estasi. "Questa danza è praticata tutt’oggi, in forme del tutto simili, da parte dei dervisci, una setta religiosa islamica che ha sede a Konya", spiega Paolo Moreno. "I danzatori prolungano la rotazione su se stessi anche per più di un’ora, con un artificio complesso e pericoloso, l’autoipnosi, che li porta a girare fino alla caduta in delirio". Bernd Uwe Marszan interpreta la storia del Satiro puntando sulla plasticità dei movimenti corporei. Sullo sfondo del palco una video proiezione dell’artista Bernard Michel moltiplica con immagini seriali in movimento le suggestioni evocate dalla musica e dalla danza. Sono figure umane in rapidissima successione proiettate per lasciare il posto all’immagine di un uomo che si agita nel vuoto delle profondità marine. La sensualità della danza, allora, diventa un tutt’uno con il perpetuo movimento del mare, culla di misteriose apparizioni. Bellezza e dolore si incontrano sulla scena a mostrare il lato sofferto di ogni apparizione. Il Satiro di Bernd Uwe Marszan emerge dalle acque come fosse un parto del mare, preludio di un passaggio che segna la fine dell’oblio e l’inizio della vita. In una continua metamorfosi del corpo, l’Uomo-Satiro scopre l’essenza del suo vivere, coacervo di desiderio e passione, affanno e serenità, lucida consapevolezza e ingovernabile irrazionalità. Ogni passaggio diventa così superamento di un limite e raggiungimento di un nuovo lido: metafora di un viaggio che non si conclude nell’ultimo approdo. I movimenti della danza sono energia vitale, riflessa e moltiplicata come in un gioco di specchi dove l’illusione consuma inesorabile il tempo a disposizione. Bagliori di luce, nel buio della notte, tracciano l’enigma della scoperta: l’attimo fatale in cui l’ignoto diventa reale presenza. La musica dello spettacolo, tratta da Gustav Mahler, è firmata da Wolfgang Schmitdke. © 2003 - Grafica e layout sono di esclusiva proprietà di www.specchioromano.it | ||||||||||||||||||||
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