Il giovane greco, cullato dalle onde La storia dell’Atleta bronzeo di Lussino: un tesoro venuto dal mare
Dodici luglio 1997: non bastano le parole per descrivere l’emozione del sub belga René Wouters, quando durante una delle sue tante immersioni nello splendido mare di Croazia, a largo dell’isola croata di Lussino, si imbatté in una straordinaria “creatura” degli abissi. Quel giorno, a ricomparire dopo l’oblio di tanti secoli, era un meraviglioso bronzo antico, una statua d’atleta alta circa due metri che avrebbe affascinato milioni di studiosi e di appassionati di archeologia. Databile al primo secolo a.C., la statua è stata realizzata da maestranze greche, che la forgiarono nel bronzo ad imitazione di un famoso originale del IV sec. a.C. Dopo un lungo e meticoloso intervento di pulitura e conservazione, frutto della collaborazione fra l’Istituto Croato del Restauro di Zagabria e l’Opificio delle Pietre dure di Firenze, le membra dell’atleta di Lussino sono tornate al loro antico splendore. Immortalato nel significativo gesto di detergere il proprio corpo dal sudore e dalla sabbia, dopo le fatiche della gara, l’aitante giovane di Lussino guarda alla vita dei moderni con l’austera ed elegante severità degli antichi. Si può ammirarlo in Italia, ancora fino al prossimo gennaio, alla mostra allestita a Firenze in una sala di Palazzo Medici Riccardi. Immerso nella candida luce di una stanza completamente bianca, l’Atleta si staglia con le sue forme perfette a ricordare un passato di gloriose emozioni. A guardarlo sembra di sentire improvvisamente l’attesa adrenalinica che precede la gara e, subito dopo, la stanchezza, la quiete che sopraggiungono al termine dell’agognato incontro. Immobile nella sua posa millenaria, il giovane bronzeo invita chi lo guarda alla pura contemplazione del bello, alla ricerca di un equilibrio che sia frutto di armoniche sovrapposizioni di piani, studiate prospettive. Ha soltanto un minuto a disposizione chi entra nella sala per accarezzarne con lo sguardo le forme prodigiose. Negli occhi senza iridi del bell’atleta, resi cavi dal tempo, è racchiuso il segreto millenario della scoperta: un viaggio indietro nel tempo che inghiotte la memoria e l’accompagna lontano, sulle rotte di antiche navi che portavano a largo della storia tesori di inestimabile valore. “Dopo anni di guerra seguiti allo smembramento della Jugoslavia titina – spiega Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva e curatore del catalogo della mostra – arrivano finalmente l’indipendenza riconosciuta e la pace, la Croazia risorge e il mare le regala l’immagine di un atleta che si deterge dopo aver duramente gareggiato, forse vinto. E’ un giovane bellissimo, tranquillo nel gesto, che ispira sicurezza, che invita a credere nella vita, nei valori della civile competizione e della pace. E’ un messaggio fortissimo di civiltà che non a caso ci giunge dal mondo greco nelle più alte forme dell’arte”.
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