Due città a confronto nell’opera pittorica di Walter Lazzaro Ripartire. Roma e Milano, i luoghi dello spazio
Roma e Milano: la partenza e l’arrivo della grande avventura pittorica di uno dei massimi artisti del Novecento italiano, Walter Lazzaro. Due città amate e indagate nei loro monumenti più noti, ma anche in angoli e scorci inconsueti, bagnate da una luce calda e vivificatrice, come nel piccolo olio su tavola “Roma”, del 1930, immerse nel buio della notte che caratterizza “Silenzi nell’ombra”, del 1933, con il Colosseo che si staglia sul turchino del cielo o sprofondate nella bruma surreale da cui emergono le guglie del Duomo in “Milano” (1984-89), l’ultima opera del pittore. Nato a Roma il 5 dicembre del 1914 da una famiglia di pittori, Lazzaro frequentò con successo il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti della Capitale. Ancora giovanissimo girava le strade della sua città armato di tele e pennelli per fermarne attimi di vita, ma soprattutto quei silenzi che avrebbero caratterizzato la produzione posteriore, le Marine bagnate di luce e sommerse da una solitudine senza fine. Tra la produzione romana e quella milanese ci sono gli anni terribili della seconda guerra mondiale, con l’internamento nel campo di prigionia tedesco a Biala Podlaska, in Polonia, che segnerà profondamente l’animo dell’artista. Fino al prossimo 14 gennaio la Galleria Lazzaro by Corsi di Milano, in via Broletto 39, mette a confronto i due periodi artistici nella mostra “Ripartire. Roma-Milano i luoghi dello spazio”. “Nel rapporto incessante con la realtà – spiega Felice Bonalumi nel Catalogo – là dove la vita l’ha portato Walter Lazzaro ha saputo e voluto cogliere i segni del luogo in cui si trovava e li ha indagati in una nutrita serie di opere”. Ma sia a Roma che a Milano, continua il critico, Lazzaro “si avvicina inizialmente ai luoghi attraverso i volumi, quasi con una visione geometrica dello spazio e con una pennellata ampia, per arrivare a impadronirsi della città attraverso la luce, la sola luce e con una pennellata vicina a Monet”.
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