La festa di Bellona, dea della guerra

 

di Annalisa Venditti

Il 3 giugno nell’antica Roma si celebravano la dea della guerra Bellona e la dedica del suo tempio che - durante il conflitto dei Romani contro i Sanniti e gli Etruschi - il console Appio Claudio Cieco aveva innalzato presso il Circo Flaminio (296 a.C.). I resti sono ancora visibili vicino al Teatro di Marcello. Nell’edificio di culto, posto in Campo Marzio fuori dal pomerium (il limite della città), venivano ricevuti gli ambasciatori stranieri e i generali che tornavano a Roma dopo le battaglie. Secondo le fonti, l’area antistante il tempio ospitava il rituale della "dichiarazione di guerra" officiato dal collegio dei venti Feziali, impegnati anche nella stipula di trattati di pace e di alleanza. Al vertice del collegio era il "padre patrato" che, prima di giungere ad una vera e propria guerra, si recava nel territorio nemico invocando Giove e chiedendo riparazione degli eventuali torti subiti dal popolo romano. Se dopo trentatre giorni le richieste non venivano esaudite, il padre patrato era autorizzato a tornare presso il confine nemico e, scagliando una lancia, dichiarava ufficialmente l’inizio della guerra. Il rito fu mantenuto fin quando nel mirino di Roma non furono popoli molto lontani. All’inconveniente trovò una soluzione la praticità dei nostri illustri progenitori. Davanti al Tempio di Bellona fu posta infatti una colonna oltre la quale veniva simbolicamente tirata la lancia. L’argomento verrà trattato nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione di Maria Pia Partisani in onda ogni sabato mattina, dalle 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz).


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