Roma dei Cesari: affitti salatissimi

di Annalisa Venditti

Nell’antica Roma l’emergenza case fu sempre all’ordine del giorno. La popolazione della città crebbe velocemente nel corso dei secoli e tanti erano gli immigrati, soprattutto orientali, che giungevano per il commercio e in cerca di fortuna. Per questa massa di gente occorrevano alloggi e sistemazioni. Già nel II secolo a.C. si diffusero i caseggiati a più piani, detti insulae: un modo per ottimizzare lo spazio a disposizione. Al tempo di Cicerone, quindi alla fine della Repubblica, erano così tanti che il Principe del Foro definiva la sua città "sospesa per aria". Ma la domanda di alloggi era di gran lunga maggiore dell’offerta, con il conseguente aumentare degli affitti. A Roma gli affitti erano quattro volte più cari che nel resto dell’Italia. Il primo e il secondo piano di un caseggiato erano quelli che costavano di più. Di meno si pagavano quelli superiori. Economiche erano le mansarde sotto tetto e le cantine. I contratti potevano essere di durata annuale, biennale, quinquennale. Scadevano di regola il primo gennaio e luglio i termini di pagamento per i canoni semestrali. In questi giorni le strade della città si riempivano di poveri sfrattati che avevano dovuto abbandonare la casa o di intere famiglie intente a traslocare chissà dove. Crolli e incendi avvenivano con una frequenza impressionante e – mancando un sistema assicurativo – i proprietari si "tutelavano" da eventuali perdite proprio facendo lievitare il prezzo delle locazioni. Chi provvedeva alla riscossione del denaro? Un amministratore del padrone, detto "insularius". L’argomento è stato approfondito nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani in onda ogni sabato mattina, dalle 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz),


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