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Al Tordinona va in scena il Teatro Dopo Giampiero Cicciò stasera debutta "Non sparate sulla mamma" di Terron
Al tempo di Giuseppe Gioacchino Belli si chiamava "Teatro di Apollo" e fu la prima sala sorta a Roma per l’opera lirica: ha una storia antica il Teatro Tordinona e un record indiscusso. E’ lo spazio scenico più nominato nei sonetti dell’illustre Poeta romano. Costruito nel 1670 dal conte Giacomo d'Alibert grazie anche all'intervento di Cristina di Svezia, fu poi ristrutturato dal Valadier (1829-31) e nel 1853 ospitò la prima rappresentazione del "Trovatore" di Verdi. Dopo alterne vicende, il Teatro fu definitivamente demolito durante i lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere. Scriveva Costantino Maes: "Pochi giorni ancora, e il teatro favorito dei romani non sarà più. Il piccone, flagellum Dei, si avventa, come già Attila, sopra quest'altro monumento romano". Oggi il nome glorioso del Teatro di Tordinona rivive nella sala di via degli Acquasparta, da poco rinnovata, che offre una programmazione interessante, rivolta ai classici e alla contemporaneità. Nei giorni scorsi è andato in scena "Giovanna d’Arco di Borgovecchio (un tranquillo pomeriggio di settembre)", bel testo scritto e diretto da Gianni Guardagli che ha avuto come interprete uno straordinario Giampiero Cicciò. Il monologo, ben strutturato e mai noioso, vive soprattutto del grande talento del suo attore protagonista, che è in grado di adattare e plasmare la propria fisicità alle esigenze del ruolo. Cicciò è sul palcoscenico una vecchia siciliana malconcia, secca, ormai storta, che parla con la televisione e ha ricevuto in sogno da Ecuba una missione salvifica: dividere i semi del bene da quelli del male. Nella sua cucina, tra i sacchi di sementi, prendono forma la sua storia e l’amore possessivo e totalizzante per un nipote cresciuto come un figlio, che crede un artista, con i suoi abiti eleganti, i suoi cappelli, i suoi atteggiamenti femminili. Nel dramma, grottesco e ironico, al tempo stesso (il giovane è in realtà un travestito), irrompono i suoni della Sicilia indomita, il cicaleggio fastidioso delle comari, il dolore delle madri che accolgono i corpi dei figli caduti in guerra, le canzoni della seduttrice Milva. E’ un piccolo mondo che affonda quello rappresentato. Crudele quanto è crudele questa vecchina musulmanofobica, cui resta veramente poco da vivere. Forse è la sua ultima notte quella a cui il pubblico assiste. A Giampiero Cicciò il merito di aver reso lo spettacolo un intenso esperimento scenico, destabilizzante e carico di emozioni espresse e inespresse. Dopo "Giovanna d’Arco di Borgovecchio (un tranquillo pomeriggio di settembre)" al Teatro Tordinona debutta stasera, per restare in scena fino al 5 febbraio, "Non sparate sulla mamma" di Carlo Terron, per la regia di Gerardo Galdi, con Gabriella Silvestri e Olga Sgambati. E’ la storia di Clotilde e Maura, due mamme, ansiose, possessive e totalizzanti che decidono di iniziare all’amore rispettivamente l’una il figlio dell’altra. |
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