A San Salvatore alle Coppelle

Una cassetta per lettere di due secoli e mezzo fa

 

 

di Alessandro Venditti

Le coppelle - barilotti di legno della capacità di 5 litri utilizzati per il trasporto del vino - danno il nome a una piazza del rione S. Eustachio, dove probabilmente erano concentrate le botteghe degli artigiani che le fabbricavano. Qui sorge la chiesa di San Salvatore alle Coppelle, di origini medioevali, oggi officiata con il rito greco-romeno. Sul fianco sinistro del piccolo edificio sacro una curiosa lapide, o meglio una buca per lettere marmorea, seminascosta dalle auto in sosta, risale all’Anno Giubilare 1750. L’iscrizione recita: "Anno iubilei MDCCL / qui devono mettere i viglietti / tutti gli osti albergatori / locandieri ed altri per dare / notizie de' forestieri che si / infermano nelle loro case / alla venerab. confrat. della / Divina Perseveranza con / autorità apostolica eretta / a tenore dell'ultimo editto / dell'e.mo vicario emanato il / dì XVII decembre MDCCXLIX". Nella chiesa, infatti, aveva sede l’Arciconfraternita del SS. Sacramento della Divina Perseveranza, fondata l'11 agosto 1663 da monsignor Mario Fani, il cui scopo era visitare i malati nelle camere delle locande, fornendo loro ogni conforto, sia fisico che morale. Quando necessario, gli infermi venivano invitati a farsi curare in ospedale. Nel caso qualcuno fosse passato a miglior vita, il segretario stesso del sodalizio si sarebbe interessato di stendere un inventario degli oggetti di sua proprietà e di farne inviare una copia ai parenti e una al cardinal Vicario. Pene molto severe erano previste per gli osti e i locandieri che non avessero depositato nella "cassetta" i nomi dei loro ospiti ammalati.


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