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Il girotondo dei pupi pirandelliani Nella Basilica di S. Alessio all’Aventino il Teatro di Marcello Amici
Nella splendida cornice della Basilica di S. Alessio all’Aventino si è conclusa domenica scorsa, tra una pioggia di applausi, "La Pirandelliana 2006", manifestazione promossa dalla ‘Bottega delle Maschere’ interamente dedicata al genio di Girgenti. Come di consueto, ad alternarsi in cartellone sono state due opere di Pirandello: "Così è (Se vi pare)" e "Il berretto a sonagli", entrambe dirette da Marcello Amici. Nei due spettacoli il dilemma pirandelliano della "percezione del sé", punto di confronto e rottura con il proprio essere e quello degli altri, emerge in tutta la sua rivoluzionaria interezza. Eppure sono passati ormai sessanta anni dalla morte di Pirandello, anni in cui l’arte scenica è mutata, ed è sconcertante prendere atto di come, anche a distanza di tempo, un teatro tanto ‘saccheggiato’ e ‘rappresentato’ riesca ancora a riempire ed emozionare la platea. Lo ribadisce lo stesso Amici a fine spettacolo, salutando i presenti con un caloroso arrivederci, visibilmente entusiasta per il grande successo di pubblico ottenuto dalla manifestazione. Il segreto sta certo nella bravura degli attori, nelle scelte registiche, ma soprattutto nella volontà di proporre Pirandello (a chi quotidianamente è assalito dalla noia dei talk show televisivi e delle "fantasmagoriche" avventure dei reality) nell’assoluta potenza della sua parola, senza cedere alla tentazione di costruire sul testo cervellotiche ed inutili sovrastrutture di pensiero. Marcello Amici, da grande conoscitore e studioso di Pirandello, sa che non è necessario. Così il suo Ciampa ha gli occhi da folle e calza il cappello a sonagli della pazzia come atto di protesta contro lo scandalo, l’offesa subita e l’uccisione del "suo" pupo. La vendetta del povero becco sta tutta nel restituire alla Signora Beatrice, che per gelosia ha infangato il suo nome, il proprio disagio, ma all’ennesima potenza. E’ l’arma della pazzia. L’allestimento dell’opera di Marcello Amici sa cogliere e rendere scenicamente le diverse dimensioni del dramma: quella reale (lo svolgersi dei fatti) e quella psicoanalitica (il coacervo di emozioni interne ed esterne al personaggio). Anche la scena aiuta a percepire con esattezza i contorni di questo percorso. Due schermi velati, posti al lato del palco, si trasformano a seconda delle circostanze nello spazio del ricordo o dell’indagine. La spasmodica ricerca di una soluzione al dilemma di un’identità non chiara si snoda nella rappresentazione di "Così è (se vi pare)", in cui il processo degli altri pone inevitabilmente sotto accusa. Sul palco, come nella piazza della vita, si muove il buffo "girotondo" dei pupi, gli uomini-attori che si affannano a scoprire la verità. Ma tanto alla fine si sa: "Così è (se vi pare)". |
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