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Arriva la strega amica dei bimbi

Storia della Vecchia che ha "scippato" i regali e i dolci ai Re Magi

Come ogni anno è arrivato il suo momento. Armata di scopa e prelibati doni è la Befana, l’ultima, grande, sorpresa delle feste natalizie. Un po’ strega, un po’ dolce nonnetta, eccola sorvolare i cieli di ogni grande e piccola città per fare ingresso nelle case attraverso i grigi comignoli e riempire di ogni delizia, ma anche di carbone, le calze dei bambini.

La Befana è una figura misteriosa che, tra il sacro ed il profano, racchiude in sé il retaggio di antichissime credenze.

Il nome deriva forse da "Beffania" o "Befana", vocabolo corrotto con cui, soprattutto nell’Italia centrale, venne chiamato il giorno dell’Epifania. I tratti stregoneschi, il naso aguzzo, i vestiti scuri e la scopa di saggina risalgono al periodo medievale, quando molto diffusa era la credenza nei demoni notturni volanti. Le "dodici notti" che correvano tra Natale e il 6 gennaio rappresentavano un periodo particolarmente importante nel calendario agrario popolare. In campagna, dopo la semina, il volo notturno di esseri demoniaci femminili era considerato propiziatorio alla fecondità della terra.

La Befana hai tratti della megera perché è l’immagine allegorica dell’anno vecchio ormai trascorso. La bruttezza che la contraddistingue è la stessa che, spesso, caratterizza i depositari dell’arte magica. La sua magrezza, poi, è indispensabile per passare comodamente nei comignoli più stretti senza rischiare spiacevoli inconvenienti. Fedele alla sua indole "infera", come tutti gli esseri sotterranei, entra nella sfera umana attraverso un elemento legato al fuoco: la cappa del camino.

La scopa volante che le consente di percorrere enormi distanze è realizzata con rametti di saggina ed un manico di viburno, legno magico dai poteri sovrannaturali. I suoi regali sono contenuti in un sacco prodigioso di tessuto antico. Pur essendo ricolmo, è leggerissimo ed ha la proprietà di riempirsi nuovamente ogni volta che la Befana distribuisce i suoi doni nelle variopinte calze lasciate appese. Già anticamente si faceva credere ai bambini che i tre Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, la notte del 5 gennaio perpetuassero la loro visita al Signore recando loro splendidi doni. I ragazzini, per ritemprarli dal lungo cammino, lasciavano davanti alle porte di casa fieno fresco e sui davanzali, per festeggiare degnamente il loro arrivo, lampade accese. Come contenitori di doni apparivano per la prima volta calze, scarpe e stivaletti. E’ quello che ancora tanti piccini fanno aspettando la Befana. In alcune regioni, ad esempio, prima di andare a dormire si apparecchia un pasto caldo alla Vecchia per farla riprendere dal viaggio o più semplicemente per procurarsi la benevolenza della sua tanto attesa venuta.

Ai bambini cattivi la Befana porta il carbone. La simbologia di questo gesto è fortissima. E’ un’immagine molto efficace per concretizzare il peccato che annerisce l’anima. Con questo monito d’inizio anno, esprimendo un giudizio sul loro operato, si ricorda ai bambini di essere buoni. Anche da grandi!

di Annalisa Venditti

gennaio 2005

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