Tutte le voci di Roma antica in tasca

Electa pubblica un volume dei Dizionari delle Civiltà dedicato all’Urbe

 

 

di Annalisa Venditti

Cosa mangiavano gli antichi Romani? Quali divinità onoravano? Avevano il problema del traffico? Come giocavano? In che maniera si vestivano? Se volete trovare risposta a tali interrogativi e ad altri simili sulla vita quotidiana nell’Urbe di duemila anni fa, vi conviene sfogliare il secondo volume dei Dizionari delle Civiltà che l’Electa ha dedicato a "Roma" (383 pagine, 19,00 euro). L’autrice dell’agile raccolta, ordinata per voci significative, è l’archeologa Ada Gabucci. "Pensare di poter illustrare in un solo volume la civiltà dei romani – spiega nell’Introduzione - è opera certamente ambiziosa e probabilmente irrealizzabile e nasce quindi inevitabile l’esigenza di stabilire dei confini temporali e geografici alla trattazione. Una scelta ben precisa ha portato ad individuare come limiti cronologici proprio le date tradizionali della fondazione di Roma nel 754 a.C. e della caduta dell’Impero romano nel 476 d.C. Anche all’interno dei limiti tracciati, comunque, è stato necessario fare delle scelte e gli argomenti trattati in questo volume non sono che un florilegio esemplificativo, che non intende in alcun modo essere una selezione esauriente".

Ogni voce, sintetica ma efficace nella presentazione dei contenuti, tratta l’argomento in generale, affidando alle illustrazioni di reperti e testimonianze rilevanti l’approfondimento su taluni aspetti più specifici. "Il mestiere dell’archeologo – sottolinea Ada Gabucci – consiste proprio nella ricostruzione del passato attraverso la lettura delle fonti antiche unita all’analisi dei documenti materiali. La visione della vita nella Roma antica, così come è presentata in questo volume, potrà apparire parziale, ma rispecchia quella che era la situazione sociale ed economica nella capitale dell’impero. Una cronologia essenziale ripercorre i passi salienti della parabola del mondo romano, focalizzando l’attenzione soprattutto sulla capitale dell’impero e una breve bibliografia, che raccoglie le opere più recenti su Roma antica, potrà essere di aiuto a quanti, stimolati dagli spunti forniti da questo volume, vorranno approfondire l’argomento".

Nella scheda dedicata ai mezzi di trasporto, oltre all’illustrazione di un mosaico del Piazzale delle Corporazioni di Ostia Antica con due navi, è possibile ammirare la riproduzione di una lettiga conservata nei Musei Capitolini di Roma. Il mezzo poteva essere di proprietà privata, oppure preso in affitto. Veniva trasportato a braccia da sei o otto schiavi che dovevano necessariamente essere robusti e di bell’aspetto. La lettiga aveva un baldacchino per riparare dal sole e dalla pioggia. Tendine laterali proteggevano il passeggero dagli occhi indiscreti della folla. All’interno si trovavano morbidi cuscini. "Un ricco fende la folla – scriveva Giovenale – chiuso in un’immensa liburna, può leggere, scrivere o, se vuole, dormire, perché una lettiga con le tende abbassate concilia il sonno".


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